giovedì 18 gennaio 2018

MESSAGGIO DI SUA EMINENZA IL METROPOLITA GENNADIOS ARCIVESCOVO ORTODOSSO D’ITALIA E MALTA IN OCCASIONE DELLA SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI 2018-Commento Iconografico




MESSAGGIO
DI SUA EMINENZA IL METROPOLITA GENNADIOS
ARCIVESCOVO ORTODOSSO D’ITALIA E MALTA
IN OCCASIONE DELLA SETTIMANA DI PREGHIERA
PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI 2018

“Potente è la tua mano, Signore”. (Esodo 15,6)

Mosè dopo il passaggio dal male, innalza il suo grande canto di lode a Dio; è il canto della vittoria di Dio contro il potere del male e della schiavitù.
La “mano di Dio”, o meglio la “destra di Dio”, in cui si nasconde la forza di Dio, è, secondo Esodo, (libro del Vecchio Testamento), “potente e terribile la sua mano, Signore; la tua destra spezza il nemico”.
In verità si tratta di una vera e propria azione di forza di Dio per liberare ogni uomo dal male e dalla schiavitù, e di conseguenza, salvare l’uomo dalla morte.
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San Paolo, autentico e saggio annunciatore del Vangelo, esprime con chiarezza il carattere agonistico della fede cristiana, particolarmente quando esorta a indossare “l’armatura di Dio” per combattere contro il potere del male: “Prendete forza dal Signore, dalla sua grande potenza. Prendete le armi che Dio vi dà per potere resistere contro la manovra del diavolo¸ infatti, noi non dobbiamo lottare contro creature umane, ma contro spiriti maligni del mondo invisibile, … allora, prendete le armi che Dio vi dà” (Ef.6,10-13).

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Lo stesso Gesù Cristo, guarendo i malati scatena l’opposizione del Maligno. San Marco Evangelista scrive: “viaggiò così per tutta la Galilea predicando nelle Sinagoghe e scacciando i demoni” (Mc 1,39). Il Maligno vede in Lui una minaccia per il suo potere; ascoltiamo anche le sue domande: “che vuoi da noi Gesù di Nazaret? Sei forse venuto a rovinarci? Io so chi sei: Tu sei mandato da Dio” (Mc. 1,24).

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La salvezza si presenta come una lotta e la guerra del Signore per il Suo popolo è un intervento salvifico di Dio. Dio è il consolatore; è il liberatore dell’uomo attraverso la sua forza e la sua azione gratuita. Il potere del male non può resistere all’intervento del Dio della vita; è Dio che salva e libera il suo popolo schiavo; è la sua “Destra” che difende il povero dalle mani dei selvaggi.
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 (Roma, Basilica di S. Maria Maggiore, Passaggio del mar Rosso, mosaico, metà V secolo)


Nel Salmo 146 cantiamo: “il Signore libera i prigionieri, dà il pane agli affamati. … Apre gli occhi ai ciechi, rialza chi è caduto e ama gli onesti. Il Signore protegge lo straniero, difende l’orfano e la vedova e sbarra il cammino agli oppressori. Questo è Dio. Egli è re in ogni tempo; il suo potere rimane per sempre. Il Signore è re in eterno e per sempre”.

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È un fatto incontestabile che nel passaggio del mare si compie ciò che la Pasqua celebra e canta: il passaggio dalla morte alla vita. La liberazione e la salvezza del popolo è la potenza di Dio. La liberazione porta una speranza, poiché è sorto un nuovo giorno; è sorta una nuova creazione; è sorta una nuova vita. In tale modo, il popolo poteva liberamente adorare Dio, crescere spiritualmente e arricchirsi socialmente e culturalmente.


 
( L'icona del Santo Patriarca Abramo)



Però, il mondo oggi è pieno di difficoltà, problemi, violenze, ingiustizie, guerre, criminalità. La fiducia, la sincerità la verità, i valori e la dignità non esistono. Perciò occorre, risvegliarsi; risvegliare la coscienza e mettersi in ascolto delle grida di questa situazione che presenta la nostra terra, violenta e inquinata, sofferente e minacciata.

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Dobbiamo indossare l’armatura del Vangelo dell’amore, della pace, della giustizia e della speranza, per rispondere al male con il bene, all’odio e all’inimicizia con l’amore, con la carità e con la preghiera.
Il capitolo 15 dell’Esodo ci aiuta a vedere bene la strada verso la riconciliazione, la speranza e l’unità; e per giungerci fa pensare le diverse esperienze di sofferenza, di offesa e di violenza che troveremo durante questo percorso. Dio ci accompagna nel nostro cammino verso l’unità con il suo amore, con la sua protezione, e con la sua grazia. 

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Dio “ha ricostituito la nostra dignità in Cristo e ci ha resi cittadini del suo regno, non perché avessimo fatto qualcosa per meritarla ma per suo libero dono d’amore”.
Conclusione: Dio vuole e lavora per la realizzazione del suo sublime testamento, unico e preziosissimo; è il principale massaggio del Vangelo, della parola di Dio: è lo stesso Gesù Cristo con la sua Chiesa che dà la libertà, la salvezza, l’unità e l’eternità.

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Dallo stesso desiderio di Cristo è nata la mia umile proposta, riguardo all’istituzione di una Cattedra Ecumenica Internazionale, dedicata come minimo segno della mia profondissima gratitudine e del mio sincero rispetto per i due straordinari protagonisti dell’amore e dell’unità: il Patriarca Atenagoras e Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari. In verità sono i protagonisti della riconciliazione e del Dialogo della Carità.
La nuova Cattedra Ecumenica Internazionale dell’Istituto Universitario Sophia in Loppiano di Firenze –Toscana–  è stata inaugurata il 14 dicembre dell’anno scorso e durante la celebrazione sono stati letti ufficialmente, davanti a 800 e più spettatori i messaggi di Papa Francesco e del Patriarca Bartolomeo. La Cattedra, sia tra le due sponde del Mediterraneo, “assume una rilevanza culturale e sociale sul piano internazionale, proponendo l’attenzione di laboratori di studio e di ricerca per le nuove generazioni”. Offrirà un luogo percorsi di formazione accademicamente qualificati a coloro che vogliono adeguatamente prepararsi per offrire il proprio contributo  di vita, di pensiero e di dialogo alla promozione dell’unità, “al servizio della buona convivenza e all’incontro pacifico di amore tra i popoli e le culture”; alla costruzione di ponti, forti e stabili, utili per l’uomo e il mondo, per vivere nella pace e fraternità; alla formazione dei nuovi diaconi e apostoli dell’amore e dell’unità”, per diffondere in tutto il mondo, il suo ultimo testamento: “che tutti siamo una cosa sola”.

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Prendiamo, dilettissimi fratelli in Cristo, forza dal Signore, nostro Dio; dalla sua invincibile potenza; prendiamo le armi che ci dà il nostro Salvatore per poter resistere in questo percorso di Dio. “Indossiamo l’armatura di Dio”, che è amore, pace, giustizia, libertà e speranza, perché soltanto così arriveremo al porto dell’unità, al porto del Regno di Dio, nell’eternità. E allora, veri e degni discepoli e diaconi dell’amore e dell’unità, glorifichiamo con una bocca e con un cuore il nostro Signore, il nostro Dio.

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†  Il Metropolita Gennadios
Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta

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