mercoledì 28 giugno 2017

Intervista di Tudor Petcu a Padre Daniele Marletta


I Santi di oggi – 16 giugno San Ceccardo di Luni Vescovo e martire


stimo da sempre(e  dissentiamo reciprocamente e dissentiamo fortemente via internet) il mio caro amico siculo-toscano Padre Daniele Marletta cristiano ortodosso e Presbitero per l'Eparchia di Luni in Tosacana e Parroco a Pistoia all'interno della congregazione cristiano ortodossa (con la quale non siamo  in comunione nè ecclesiale nè sacramentale e siamo e restiamo in totale separazione)  della Chiesa dei veri cristiani ortodossi di Grecia, guidata attualmente dall’Arcivescovo Callinico di Atene (il Padre Marletta è,all'interno di questa sinodia,sotto l'omoforion del Vescovo Silvano(Livi) con sede a Pistoia (e che io stimo con affetto chiaro e dissenso totale) 

Detto questo per amore di corretta informazione e per evitare corto-circuiti dovunque e comunque
pubblico su questo blog l'intervista che il caro fratello Tudor Petcu ha rivolto a Daniele e che ha pubblicato nel suo testo di interviste a occidentali convertiti all'Ortodossia, "La riscoperta dell'eredità ortodossa dell'Occidente". A me l'intervista è risultata gradita  .Ovviamente resto non in comunione con Callinico,con Silvano e con Daniele

L'INTERVISTA 
 
1.) Prima di tutto, la prego di dirmi quando e come Lei ha incontrato la spiritualità ortodossa. 
 
L’ho incontrata per puro caso. Al Liceo, il mio insegnante di filosofia era un sacerdote ortodosso (oggi è vescovo). Cominciai così a frequentare la sua comunità e ad informarmi sulla fede ortodossa, e cominciai fin dall’età di diciassette anni ad interessarmi agli scritti dei Padri della Chiesa. 

2.) Perché Lei ha scelto la conversione all'Ortodossia? La prego di parlarmi un po’ sulla ragione della sua conversione. 

Sono nato e cresciuto in una famiglia solo nominalmente cattolico­romana. Ho avuto modo di ricevere i sacramenti cattolici insieme ai miei coetanei. Ho sempre avuto però una certa antipatia per questa forzatura che mi veniva imposta dalla mia famiglia. Perché infatti si ritiene necessario far partecipare i figli a dei riti in cui in realtà non si crede?
Per un certo periodo ritenni molto più coerente dichiararmi ateo, ma anche da ateo professo ebbi sempre un profondo interesse per la spiritualità e per la storia delle religioni. Cominciai ad interessarmi alle religioni orientali, soprattutto al Buddismo Zen, ma anche a certe correnti religiose dell’antichità, come l’Orfismo.
Ero, per intenderci, di quelle persone spiritualmente irrequiete che oggi si definiscono “in ricerca”. Soltanto, io non avevo alcuna intenzione di rimanere a lungo in questo stato. Quando incontrai (casualmente, come ho detto) l’Ortodossia, ebbi la chiara percezione di aver trovato una casa. La mia casa. 


3.) Come capisce Lei la bellezza della spiritualità ortodossa e sopratutto della liturgia ortodossa? 

Mi permetto di raccontare un aneddoto che credo potrà essere più chiaro di mille parole.. La prima volta che misi letteralmente piede in una chiesa ortodossa fu in occasione della Pasqua. Entrai in chiesa proprio nel momento in cui aveva inizio l’Officio del Vespro dell’Amore che si celebra in quel giorno. Ancora oggi, ogni volta che celebro quel Vespro mi sento trasportare a quel giorno.
Quel giorno ebbi l’impressione di trovarmi davanti a qualcosa di radicalmente diverso, dalle officiature cattoliche a cui ero abituato. Il rito pasquale fu per me un cielo nuovo e una terra nuova. Da allora non posso pronunciare la parola “bellezza” senza che mi vengano in mente i riti pasquali. 

4.) Qual e per Lei il più importante messaggio dell'ortodossia e anche dell'icona ortodossa? 

“Dio si è fatto uomo per l’uomo fosse fatto Dio” Questa semplice frase di Sant’Atanasio è a mio avviso il messaggio fondamentale del cristianesimo ortodosso. Qualcuno potrà obbiettare che anche i cattolici romani dicono questo,ed è vero. Nella Chiesa Ortodossa però questo è un elemento assolutamente centrale. L’Occidente ha cominciato ad

allontanarsi dalla vera fede nel momento in cui ha perso di vista questo.
Quando contempliamo e veneriamo le icone ci ricordiamo proprio di questo, perché l’icona non sarebbe possibile senza la fede nella Incarnazione. In più, guardando le icone dei santi noi vediamo raffigurata in immagine la stessa divinità di Cristo che si riversa e si riflette nella sua Chiesa. 


 
5.) Vi prego di parlare un po anche sulla storia della Chiesa Ortodossa in Italia. Che cosa dobbiamo conoscere sull'evoluzione dell'ortodossia in Italia? 

Non è facile parlare dell’Ortodossia in Italia. L’Italia è un caso unico nel panorama mondiale, essendo la sede principale del Cattolicesimo romano, e anche l’unico Paese che confini fisicamente con la Città del Vaticano. Per questo in Italia è molto difficile una qualsiasi testimonianza genericamente cristiana diversa da quella cattolica. Ancora oggi, nonostante la grande secolarizzazione, gli italiani sono culturalmente romano­cattolici. Lo sono anche quando si professano atei. Conseguentemente, la presenza dell’Ortodossia in Italia è sempre stata problematica; questo anche se l’Italia è stata ortodossa per mille anni, prima dello Scisma del 1054, e in alcuni luoghi lo è stata più a lungo.
Oggi molti italiani stanno ritornando all’Ortodossia; questo cammino è però pieno di ostacoli. Uno degli ostacoli fondamentali è quello della lingua: è molto difficile trovare in Italia una chiesa in cui si celebri anche solo parzialmente in italiano. Vi è inoltre il problema della sovrapposizione di diverse giurisdizioni in un unico territorio: abbiamo chiese greche governate da un vescovo greco, chiese romene governate da un vescovo romeno, ecc. Questa situazione, per altro del tutto anticanonica, è un grave ostacolo alla pastorale. 


6.) Chi sono i santi ortodossi italiani più importanti? Come dobbiamo capire la tradizione dell'ortodossia italiana? 

L’Italia ha moltissimi santi ortodossi, alcuni famosissimi, altri forse meno noti. Da molto tempo lavoro personalmente a un indice il più completo possibile su questi Santi. Abbiamo santi vescovi, come Gregorio Magno, Ambrogio di Milano, Cromazio di Aquileia; abbiamo monaci e monache, come San Benedetto e sua sorella Santa Scolastica; abbiamo martiri, come Sant’Agata e Santa Lucia; abbiamo un Folle in Cristo come San Nicola “il Pellegrino”.
E’ impossibile farne qui una lista completa. Quanto alla tradizione dell’Ortodossia in Italia essa è semplicemente in quei santi. Loro hanno illuminato il suo suolo testimoniando la loro fede col sangue, con l’insegnamento, con l’ascesi. 


7.) Qual e l'importanza per Lei di essere un sacerdote ortodosso italiano? Che significa per Lei questo fatto? 

Per quanto io tenga molto al fatto di essere italiano, tengo però anche a ricordare che il sacerdozio non è una questione “etnica”, così come non lo è la Chiesa. I cristiani “vivono su questa terra, ma la loro patria è il cielo” come dice la Lettera a Diogneto. Credo che il
sacerdote debba essere d’esempio in questo, occupandosi non solo dei suoi connazionali, ma di tutti i figli della Chiesa. E i figli della Chiesa non sono italiani, né romeni, né greci. Sono semplicemente cristiani ortodossi. 

 
8.) Qual e il suo messaggio ortodosso per la società italiana? Come può l'ortodossia diventare più forte in Italia nel futuro? 

Non so se l’Ortodossia potrà mai diventare “forte” in futuro. Il mio innato realismo mi spinge a credere che dovrà accontentarsi ancora per molto di essere solo una testimonianza silenziosa.
L’Italia è già da qualche anno fortemente secolarizzata e gli italiani sono poco propensi ad ascoltare il messaggio cristiano.

Devo però dire che c’è in Italia molta di quella irrequietezza spirituale che io stesso ho provato nella mia vita e che mi ha condotto alla Chiesa. Molti italiani potrebbero trovare nell’Ortodossia tutte le risposte a questa irrequietezza, se solo abbandonassero un certo diffuso atteggiamento di fastidio per tutto ciò che ha a che fare con Cristo. Scoprirebbero che forse non hanno mai realmente conosciuto Cristo e la sua Chiesa. 

9.) Può parlarmi delle relazioni tra gli ortodossi italiani e le altre Chiese Ortodosse? 

E’ una questione assai complessa, per due ragioni fondamentali: la prima è che non esiste oggi una Chiesa Ortodossa nazionale in Italia, e persistendo la situazione attuale non esisterà mai; la seconda è che quasi tutte le comunità ortodosse presenti in Italia hanno una forte identità di tipo “etnico”. Un ortodosso italiano dovrà così rapportarsi nella maggioranza dei casi, a una comunità non italiana in cui si celebra in lingua non italiana. Questo, incidentalmente, sta diventando un problema anche per gli stranieri, visto che in queste comunità i bambini (siano essi romeni, russi, ucraini) sono culturalmente e spesso anche linguisticamente italiani. Credo che in un futuro abbastanza prossimo la presenza degli italiani possa essere una risorsa, sempre che gli italiani non pensino a farsi le “loro” chiese etniche per convertiti... 

10.) Dove possiamo leggere le testimonianze degli ortodossi italiani, se vogliamo conoscere meglio l'ortodossia in Italia? 

Molti ortodossi italiani hanno aperto un blog o un sito e si rendono così abbastanza visibili. Tali blog e siti riflettono spesso (purtroppo) il carattere confusionario e spesso litigioso dell’Ortodossia in Italia, ma offrono anche spunti interessanti. Non sto a farne un elenco (anche per evitare le altrimenti inevitabili rimostranze degli esclusi), e mi limito a citare un mio lavoro: www.orthodoxia.it
E’ un sito che porto avanti, tra alti a bassi, da molto tempo.



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