venerdì 30 giugno 2017

Intervista di Tudor Petcu ad Adriano Frinchi





Adriano Frinchi è, anche prima di essere fratello di fede , un mio amico ..ma sul serio amico mio...


1) Quando ha scoperto la spiritualità ortodossa e quale è stata di fatto la ragione per cui ha scelto la conversione all'Ortodossia?

Faccio una premessa: non mi piace parlare di conversione all’Ortodossia, è una terminologia che può andare bene per un non cristiano ma io sono nato cristiano in una terra cristiana. Preferisco dire che grazie all’Ortodossia sono giunto ad una retta impostazione della vita, ad una piena contemplazione della Verità.
Si è trattato di un percorso lungo che è iniziato negli anni di studio alla Facoltà Teologica di Sicilia, un’istituzione che ha una singolare peculiarità nel panorama accademico cattolico e cioè lo studio della teologia orientale. Il primo contatto con l’Ortodossia è stato sui libri, con i Padri della Chiesa e con i grandi teologi greci, russi e romeni, con lo studio della liturgia. Era un mondo che mi affascinava e mi stimolava non solo nello studio ma anche nella vita spirituale.
In quegli anni ero anche alunno del Seminario cattolico di Palermo e lì il padre spirituale mi diede da leggere il ‘Racconto di un pellegrino russo’, un testo che mi aiutò tantissimo e che segnò irrimediabilmente la mia vita spirituale.
Più andavo avanti nelle letture e nello studio dell’Oriente cristiano e più capivo che mi mancava qualcosa. In questo senso per me furono illuminanti alcune parole del celebre teologo russo Pavel Florenskij: “L’Ortodossia si mostra, non si dimostra. C’è un solo metodo per chi desidera capire l’Ortodossia e cioè immergersi di colpo nell’elemento ortodosso, vivere dell’Ortodossia”. Così è stato per me. Per lungo tempo e nonostante gli alti e bassi della vita ho frequentato delle comunità ortodosse, dapprima una del Patriarcato Ecumenico poi una del Patriarcato di Mosca. Ero uno ‘spettatore’ attento con il cuore lambito dalla bellezza del Mistero. Se ci penso bene non c’è una ‘ragione’ per cui ho deciso di immergermi totalmente in questa bellezza, non c’è nessun calcolo della mente nessuna speculazione solo un’adesione interiore, un moto della volontà.
Se dovessi usare un’immagine utilizzerei quella del mare, cara a tutti i siciliani, che nelle calde giornate estive attrae con la sua bellezza, la sua profondità e la sua freschezza. Ad un certo punto fiaccato dal caldo non puoi fare altro che fare un tuffo, facendoti avvolgere dalle acque cristalline e fresche, divenendo tutt’uno col mare. Così è stato per me che ho trovato ristoro nella profondità e nella bellezza del mare dell’amore di Dio per gli uomini.

2) Vista la sua scelta di diventare ortodosso, perché dovremmo dire che l'Ortodossia rappresenta la via giusta e la verità di Gesù Cristo?

In russo Ortodossia si dice ‘Pravoslavie’. E’ una parola molto bella e a me cara perché rimanda anzitutto alla ‘vera gloria’ prima ancora che alla ‘retta dottrina’. L’Ortodossia mostra il cristianesimo per quello che è: il luogo della gloria di Dio e della salvezza dell’uomo. E’ in questo luogo che una vita che altrimenti sarebbe inutile e informe si trasfigura in bellezza, in armonia divina. E’ in questo luogo che si realizza il compimento della vita nuova in Cristo.

3) Si potrebbe dire che ci sono delle differenze tra il modo in cui Lei percepiva il senso della vita come eterodosso e il modo in cui Lei percepisce il senso della vita come ortodosso?

Mi sovviene una bella espressione di Pavel Evdokimov che diceva sostanzialmente che l’orizzonte di senso della vita dell’uomo non è la conquista del mondo ma ‘il rapire il Regno di Dio’. Posso dire anche io che adesso sono meno interessato a ‘conquistare’ il mondo ma totalmente preso dal cammino verso la theosis, la partecipazione alla vita divina della santissima Trinità.

4) Quali sarebbero per Lei le virtù più importanti dell'Ortodossia che un eterodosso dovrebbe scoprire?

Guardi io diffido sempre da chi addita virtù ad altri e quindi me ne guardo bene anche io, so bene di zoppicare in tante cose. Però se potessi dare un consiglio agli uomini e alle donne delle mie latitudini vorrei chiedere loro di riscoprire il cuore. Riconsiderare il cuore non deve sembrare una deriva romantica, si tratta di una categoria che ha una profonda radice biblica e patristica e una rigogliosa tradizione ascetica e spirituale anche in Occidente. Sta scritto “il Regno di Dio è dentro di voi” (Lc 17,21), ecco io credo che sia necessario lasciarsi interpellare in modo radicale da questo richiamo evangelico seguendo l’insegnamento spirituale di Isacco il Siro che ci dice: “sforzati di entrare nel tesoro che è in te e vedrai il regno dei cieli”. Il cuore è il luogo d’incontro tra l’umano e il divino è il luogo interiore del Cristianesimo Ortodosso. Aveva ragione san Serafino di Sarov quando definiva il cuore “altare di Dio”, il cuore è logo della Sua presenza, organo della Sua ricettività. Ecco, credo che senza cuore non ci sia Cristianesimo, non ci sia nessuna Ortodossia.

5) Come descriverebbe Lei dal punto di vista ortodosso la relazione tra uomo e Dio e quale sarebbe l'unicità di questa prospettiva?

Credo non ci sia migliore sintesi dell’icona della Risurrezione dove Cristo afferra per il polso Adamo, l’uomo, e lo trascina con una presa salvifica nella luce che l’avvolge nella mandorla. L’uomo rimane creatura pur divenendo dio per grazia, come Cristo è rimasto Dio divenendo uomo nell’incarnazione. La relazione tra uomo e Dio è tutta in questa dinamica di luce che si comprende pienamente solamente nel Cristo.

6) Crede che solo nell'Ortodossia si possa capire davvero come Dio è, quello che ha fatto per noi e cosa vuole da noi?


Tutte queste cose si possono capire solo in Cristo e attraverso Cristo. E’ il Signore, il Teantropo il supremo criterio di verità. L’Ortodossia ha senso ed esiste solamente nel Dio-Uomo Gesù Cristo. 

mercoledì 28 giugno 2017

Intervista di Tudor Petcu a Padre Daniele Marletta


I Santi di oggi – 16 giugno San Ceccardo di Luni Vescovo e martire


stimo da sempre(e  dissentiamo reciprocamente e dissentiamo fortemente via internet) il mio caro amico siculo-toscano Padre Daniele Marletta cristiano ortodosso e Presbitero per l'Eparchia di Luni in Tosacana e Parroco a Pistoia all'interno della congregazione cristiano ortodossa (con la quale non siamo  in comunione nè ecclesiale nè sacramentale e siamo e restiamo in totale separazione)  della Chiesa dei veri cristiani ortodossi di Grecia, guidata attualmente dall’Arcivescovo Callinico di Atene (il Padre Marletta è,all'interno di questa sinodia,sotto l'omoforion del Vescovo Silvano(Livi) con sede a Pistoia (e che io stimo con affetto chiaro e dissenso totale) 

Detto questo per amore di corretta informazione e per evitare corto-circuiti dovunque e comunque
pubblico su questo blog l'intervista che il caro fratello Tudor Petcu ha rivolto a Daniele e che ha pubblicato nel suo testo di interviste a occidentali convertiti all'Ortodossia, "La riscoperta dell'eredità ortodossa dell'Occidente". A me l'intervista è risultata gradita  .Ovviamente resto non in comunione con Callinico,con Silvano e con Daniele

L'INTERVISTA 
 
1.) Prima di tutto, la prego di dirmi quando e come Lei ha incontrato la spiritualità ortodossa. 
 
L’ho incontrata per puro caso. Al Liceo, il mio insegnante di filosofia era un sacerdote ortodosso (oggi è vescovo). Cominciai così a frequentare la sua comunità e ad informarmi sulla fede ortodossa, e cominciai fin dall’età di diciassette anni ad interessarmi agli scritti dei Padri della Chiesa. 

2.) Perché Lei ha scelto la conversione all'Ortodossia? La prego di parlarmi un po’ sulla ragione della sua conversione. 

Sono nato e cresciuto in una famiglia solo nominalmente cattolico­romana. Ho avuto modo di ricevere i sacramenti cattolici insieme ai miei coetanei. Ho sempre avuto però una certa antipatia per questa forzatura che mi veniva imposta dalla mia famiglia. Perché infatti si ritiene necessario far partecipare i figli a dei riti in cui in realtà non si crede?
Per un certo periodo ritenni molto più coerente dichiararmi ateo, ma anche da ateo professo ebbi sempre un profondo interesse per la spiritualità e per la storia delle religioni. Cominciai ad interessarmi alle religioni orientali, soprattutto al Buddismo Zen, ma anche a certe correnti religiose dell’antichità, come l’Orfismo.
Ero, per intenderci, di quelle persone spiritualmente irrequiete che oggi si definiscono “in ricerca”. Soltanto, io non avevo alcuna intenzione di rimanere a lungo in questo stato. Quando incontrai (casualmente, come ho detto) l’Ortodossia, ebbi la chiara percezione di aver trovato una casa. La mia casa. 


3.) Come capisce Lei la bellezza della spiritualità ortodossa e sopratutto della liturgia ortodossa? 

Mi permetto di raccontare un aneddoto che credo potrà essere più chiaro di mille parole.. La prima volta che misi letteralmente piede in una chiesa ortodossa fu in occasione della Pasqua. Entrai in chiesa proprio nel momento in cui aveva inizio l’Officio del Vespro dell’Amore che si celebra in quel giorno. Ancora oggi, ogni volta che celebro quel Vespro mi sento trasportare a quel giorno.
Quel giorno ebbi l’impressione di trovarmi davanti a qualcosa di radicalmente diverso, dalle officiature cattoliche a cui ero abituato. Il rito pasquale fu per me un cielo nuovo e una terra nuova. Da allora non posso pronunciare la parola “bellezza” senza che mi vengano in mente i riti pasquali. 

4.) Qual e per Lei il più importante messaggio dell'ortodossia e anche dell'icona ortodossa? 

“Dio si è fatto uomo per l’uomo fosse fatto Dio” Questa semplice frase di Sant’Atanasio è a mio avviso il messaggio fondamentale del cristianesimo ortodosso. Qualcuno potrà obbiettare che anche i cattolici romani dicono questo,ed è vero. Nella Chiesa Ortodossa però questo è un elemento assolutamente centrale. L’Occidente ha cominciato ad

allontanarsi dalla vera fede nel momento in cui ha perso di vista questo.
Quando contempliamo e veneriamo le icone ci ricordiamo proprio di questo, perché l’icona non sarebbe possibile senza la fede nella Incarnazione. In più, guardando le icone dei santi noi vediamo raffigurata in immagine la stessa divinità di Cristo che si riversa e si riflette nella sua Chiesa. 


 
5.) Vi prego di parlare un po anche sulla storia della Chiesa Ortodossa in Italia. Che cosa dobbiamo conoscere sull'evoluzione dell'ortodossia in Italia? 

Non è facile parlare dell’Ortodossia in Italia. L’Italia è un caso unico nel panorama mondiale, essendo la sede principale del Cattolicesimo romano, e anche l’unico Paese che confini fisicamente con la Città del Vaticano. Per questo in Italia è molto difficile una qualsiasi testimonianza genericamente cristiana diversa da quella cattolica. Ancora oggi, nonostante la grande secolarizzazione, gli italiani sono culturalmente romano­cattolici. Lo sono anche quando si professano atei. Conseguentemente, la presenza dell’Ortodossia in Italia è sempre stata problematica; questo anche se l’Italia è stata ortodossa per mille anni, prima dello Scisma del 1054, e in alcuni luoghi lo è stata più a lungo.
Oggi molti italiani stanno ritornando all’Ortodossia; questo cammino è però pieno di ostacoli. Uno degli ostacoli fondamentali è quello della lingua: è molto difficile trovare in Italia una chiesa in cui si celebri anche solo parzialmente in italiano. Vi è inoltre il problema della sovrapposizione di diverse giurisdizioni in un unico territorio: abbiamo chiese greche governate da un vescovo greco, chiese romene governate da un vescovo romeno, ecc. Questa situazione, per altro del tutto anticanonica, è un grave ostacolo alla pastorale. 


6.) Chi sono i santi ortodossi italiani più importanti? Come dobbiamo capire la tradizione dell'ortodossia italiana? 

L’Italia ha moltissimi santi ortodossi, alcuni famosissimi, altri forse meno noti. Da molto tempo lavoro personalmente a un indice il più completo possibile su questi Santi. Abbiamo santi vescovi, come Gregorio Magno, Ambrogio di Milano, Cromazio di Aquileia; abbiamo monaci e monache, come San Benedetto e sua sorella Santa Scolastica; abbiamo martiri, come Sant’Agata e Santa Lucia; abbiamo un Folle in Cristo come San Nicola “il Pellegrino”.
E’ impossibile farne qui una lista completa. Quanto alla tradizione dell’Ortodossia in Italia essa è semplicemente in quei santi. Loro hanno illuminato il suo suolo testimoniando la loro fede col sangue, con l’insegnamento, con l’ascesi. 


7.) Qual e l'importanza per Lei di essere un sacerdote ortodosso italiano? Che significa per Lei questo fatto? 

Per quanto io tenga molto al fatto di essere italiano, tengo però anche a ricordare che il sacerdozio non è una questione “etnica”, così come non lo è la Chiesa. I cristiani “vivono su questa terra, ma la loro patria è il cielo” come dice la Lettera a Diogneto. Credo che il
sacerdote debba essere d’esempio in questo, occupandosi non solo dei suoi connazionali, ma di tutti i figli della Chiesa. E i figli della Chiesa non sono italiani, né romeni, né greci. Sono semplicemente cristiani ortodossi. 

 
8.) Qual e il suo messaggio ortodosso per la società italiana? Come può l'ortodossia diventare più forte in Italia nel futuro? 

Non so se l’Ortodossia potrà mai diventare “forte” in futuro. Il mio innato realismo mi spinge a credere che dovrà accontentarsi ancora per molto di essere solo una testimonianza silenziosa.
L’Italia è già da qualche anno fortemente secolarizzata e gli italiani sono poco propensi ad ascoltare il messaggio cristiano.

Devo però dire che c’è in Italia molta di quella irrequietezza spirituale che io stesso ho provato nella mia vita e che mi ha condotto alla Chiesa. Molti italiani potrebbero trovare nell’Ortodossia tutte le risposte a questa irrequietezza, se solo abbandonassero un certo diffuso atteggiamento di fastidio per tutto ciò che ha a che fare con Cristo. Scoprirebbero che forse non hanno mai realmente conosciuto Cristo e la sua Chiesa. 

9.) Può parlarmi delle relazioni tra gli ortodossi italiani e le altre Chiese Ortodosse? 

E’ una questione assai complessa, per due ragioni fondamentali: la prima è che non esiste oggi una Chiesa Ortodossa nazionale in Italia, e persistendo la situazione attuale non esisterà mai; la seconda è che quasi tutte le comunità ortodosse presenti in Italia hanno una forte identità di tipo “etnico”. Un ortodosso italiano dovrà così rapportarsi nella maggioranza dei casi, a una comunità non italiana in cui si celebra in lingua non italiana. Questo, incidentalmente, sta diventando un problema anche per gli stranieri, visto che in queste comunità i bambini (siano essi romeni, russi, ucraini) sono culturalmente e spesso anche linguisticamente italiani. Credo che in un futuro abbastanza prossimo la presenza degli italiani possa essere una risorsa, sempre che gli italiani non pensino a farsi le “loro” chiese etniche per convertiti... 

10.) Dove possiamo leggere le testimonianze degli ortodossi italiani, se vogliamo conoscere meglio l'ortodossia in Italia? 

Molti ortodossi italiani hanno aperto un blog o un sito e si rendono così abbastanza visibili. Tali blog e siti riflettono spesso (purtroppo) il carattere confusionario e spesso litigioso dell’Ortodossia in Italia, ma offrono anche spunti interessanti. Non sto a farne un elenco (anche per evitare le altrimenti inevitabili rimostranze degli esclusi), e mi limito a citare un mio lavoro: www.orthodoxia.it
E’ un sito che porto avanti, tra alti a bassi, da molto tempo.



lunedì 26 giugno 2017

il filosofo Alain Durel sulla bellezza della spiritualità ortodossa.Intervista condotta d Tudor Petcu


Risultati immagini per icona della bellezza della divina liturgia


1.)    La première question que j'aimerais vous poser c'est très simple mais assez importante pour mieux comprendre votre personnalité spirituelle: comment avez - vous découvert la spiritualité orthodoxe?

Issu d’un milieu athée et anticlérical, jeune comédien sensible à la beauté et passionné par le surréalisme, j’ai rencontré un ermite dans le sud de la France qui m’a ouvert les yeux sur la dimension spirituelle.  En raison de mon conditionnement antichrétien, je me suis d’abord tourné vers l’Inde ou j’ai effectué de nombreux séjours et où j’ai pratiqué le yoga en compagnie de grands maîtres hindous.  Paradoxalement, c’est l’Inde païenne qui m’a préparé au christianisme. (Je raconte tout cela en détail, notamment, dans La presqu’île interdite.) Revenu en France, je pensais entrer dans un monastère hindou (ashram) pour devenir moine de l’ordre Ramakrishna, lorsque j’ai vécu une expérience mystique très forte qui m’a conduit en Grèce puis au mont Athos où j’ai eu la « révélation » de l’Orthodoxie. J’ai vécu comme novice au mont Athos une année, puis j’y suis retourné à plusieurs reprises.


  
2.) Quelle serait a vos yeux l'unicité, ou mieux dit, la beauté de l'Orthodoxie? Qu'apporte l'orthodoxie d'intéressant et de nouveau en tant que manière de vivre?

La beauté de l’orthodoxie, il faudrait des centaines de livres pour en parler, et encore nous n’épuiserions pas le sujet ! Pour être bref, je dirais qu’elle tient au fait que la spiritualité, la liturgie et la dogmatique sont une seule et même chose. Autrement dit, la théologie est vécue comme une louange, la louange est théologique, la liturgie est un art sacré qui magnifie la beauté tout en ramenant l’esprit vers Dieu, sans oublier la corps qui joue un rôle crucial dans l’orthodoxie. Celle-ci doit rester une pratique, une manière de vivre, de contempler et d’aimer. Si elle devient juridique ou politique elle perd son âme. Pour moi, les fols en Christ constituent le cœur de l’orthodoxie, ils sont au-delà des normes de la morale bourgeoise et montre que toute prétention religieuse est vaine. La clef et l’humilité et la bienveillance.



3.)    On parle d'habitude de l'Orthodoxie en tant que l'amour de la sagesse. Croyez-vous que cette définition soit - elle la meilleure pour bien comprendre l'Orthodoxie?  Quelle est en fait votre compréhension sur l'orthodoxie et comment pourrait-on découvrir son tréfonds?


Il me semble que « amour de la sagesse » est la définition de la philosophie. Toutefois, pour les Pères du désert, la vie monastique était la véritable philosophie. Loin de ce qu’elle est devenue par la suite, une pure spéculation intellectuelle vaine et stérile, la philosophie des Pères était et est encore – notamment au mont Athos – une forme de vie en accord avec l’Esprit déifiant. L’orthodoxie n’est pas une morale et j’irais même plus loin en disant qu’elle n’est pas une religion. Comme disait le Père Basile Gontikakis, qui fut mon higoumène au mont Athos, l’Orthodoxie c’est la Vie véritable. On dit parfois à juste titre que le mystère central de l’orthodoxie est la déification du créé. C’est vrai, mais il ne faut pas voir la déification comme une sorte de « surhumanisation » : le saint n’est pas un superman ! La déification, c’est rejoindre en nos cœurs l’amour que Dieu à pour nous, et le déverser en retour sur nos frères humains et sur toutes la création.

4.)    Comment devrions-nous comprendre a votre avis le rapport entre l'orthodoxie et la raison? Autrement dit, quelle serait la place occupée par la raison dans l'Orthodoxie?

La grande erreur de l’occident a été de tout miser sur la raison. Ainsi, c’est constitué peu à peu l’onto-théo-logie, la théologie comme science spéculative des fondements. Dieu a été identifié à l’Etre ou à la Raison. Pour les Pères grecs, dont l’approche est apophatique, Dieu est au-delà de la raison, au-delà de l’être et du non-être, au-delà de toute représentation. Toute image de Dieu est une idole, comme dit saint Grégoire de Nysse. Toutefois, il ne s’agit pas de rejeter la raison. Celle-ci a sa place dans son ordre propre. Comme disait Pascal : « quoi de plus raisonnable que ce désaveu de la raison » ? L’orthodoxie montre les limites de la raison et nous oblige à faire un grand saut dans l’au-delà. La raison doit remonter à sa propre source, au-delà de l’intellect, dans le cœur profond, là où jaillit la grâce.


5.) Un théologien américain disait que dans l'orthodoxie tous peuvent découvrir leur sainteté cachée. Comment comprenez-vous cette affirmation?

Oui, c’est vrai, mais je ne crois pas que cela soit une spécificité orthodoxe. C’est aussi vrai pour d’autres grandes traditions. Découvrir sa sainteté cachée, c’est découvrir notre identité réelle. Nous nous identifions à tord avec notre ego, le « vieil homme » dont parle saint Paul. En réalité, nous sommes enfants de Dieu, héritiers de la promesse,  unis charnellement et spirituellement au Christ qui est lui-même « un avec le Père ». Notre sainteté caché n’est rien d’autre que notre être profond et véritable : nous sommes, dit saint Paul, un seul esprit avec le Christ, au point que ce n’est plus nous qui vivons, mais le Christ en nous.


6.) Je vous saurais gré si vous pouviez mettre en évidence votre perspective sur le rapport entre l'Orthodoxie et les besoins sociaux de l'homme contemporain, car c'est un thème qui, a mon avis, devrait préoccuper les orthodoxes.

Vous avez raison, l’orthodoxie s’est principalement préoccupé sur la contemplation, même si elle n’a jamais oublié l’action sociale comme on veut parfois le faire croire en occident. Je crois que l’orthodoxie gagnerait à s’associer plus encore à différents mouvements d’action sociale. Toutefois, il me semble qu’elle a une mission qui lui est propre et qu’en l’oubliant elle pourrait se perdre dans une sorte d’horizontalité « trop humaine ». La mission de l’orthodoxie est de rappeler à l’humanité d’où elle vient et où elle va, de lui montrer de manière concrète la présence de Dieu dans le monde, la beauté de l’Esprit. C’est pourquoi je pense qu’elle doit être avant tout une école de contemplation. Il faut laisser à César ce qui est à César et rendre à Dieu ce qui est à Dieu. On eut être orthodoxe et bon citoyen de son pays. Le rôle de l’orthodoxie n’est pas de faire des choses mais de montrer par l’exemple que l’on peut exister autrement. Bref, pour moi, la mission de l’orthodoxie est de révéler la joie qui vient d’en haut et qui cependant est au plus profond de nous.