lunedì 11 gennaio 2021

Dio tre volte sarto. Moda, chiesa e teologia


Non è vero che l’abito non fa il monaco. È vero piuttosto che il modo in cui vestiamo dice molto di noi, della nostra personalità, di quello che vogliamo comunicare. Ma – ed è questa la sorpresa – dice anche molto di Dio, della sua presenza nella storia, del modo in cui si comunica. Non fu in fondo Dio a fare due tuniche di pelli per Adamo ed Eva, una volta che questi si erano accorti di essere nudi?

È questa la riflessione da cui parte il domenicano Alberto Fabio Ambrosio, che insegna al Luxembourg School of Religion & Society e il Collège des Bernardins. Con il suo “Dio tre volte sarto” (Edizioni Mimesis), padre Ambrosio inaugura un nuovo campo di ricerca: non una mera teologia del vestito, non una storia dell’abito, sia ecclesiastico o laico, ma una vera e propria teologia della moda, per comprendere come il linguaggio della moda influisca e racconti l’uomo. La moda, spiega nella premessa, sarà pure effimera, ma di certo non è frivola.

Perché Dio è tre volte sarto? Perché sono tre i momenti identificati come i momenti in cui Dio si fa sarto. Della Genesi, è stato detto. Il secondo momento è la tunica senza cuciture di Gesù, raccontata nel Vangelo di Giovanni. Una tunica che stava a raccontare uno status, ma che diceva anche molto della natura della nostra fede. E c’è infine il vestito lavato da coloro che devono partecipare alle nozze dell’Agnello e non possono presentarsi in maniera inadeguata. Perché il vestito, entrato nella vita dell’uomo, sarà anche parte di vita eterna.

Resta sorprendente pensare a quanto gli abiti possano raccontare dell’uomo, ma soprattutto avere parte nella storia. Il termine “cappella” viene dalla cappa di San Martino, divisa in due dal santo di Tours allora diciottenne e restituitagli intera da Dio. La cappa di Martino, chiamata “cappella” perché più corta di dimensioni fu considerata reliquia, conservata ad Aquisgrana nella città che sarà chiama Aachen (e Aix-en-Chapelle in francese) e darà il nome all’edificio che la contiene. Ormai, ogni chiesetta è chiamata cappella. E lo si deve ad un vestito.

Si comprende bene, allora, che il progetto di sviluppare una teologia della moda non è poi tanto peregrino. Anzi, è un percorso totalmente nuovo, che può anche portare a nuove forme di dialogo, perché il vestirsi è prerogativa di ogni parte del mondo e di ogni religione. Non a caso il Cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, nella prefazione del libro ricorda che padre Ambrosio ha lasciato per un momento il suo campo di ricerca prediletto, quello del sufismo, ma nota anche che sufi rimanda proprio a un abito in lana grezza che dà una forte identità a quella corrente islamica.

In questa riflessione, padre Ambrosio non è solo. E uno dei suoi alleati trova un insospettabile Pio XII, che, incontrando nel 1957 i partecipanti del I Congresso Mondiale di Alta Moda, disse: Il vestito, ha un suo proprio linguaggio multiforme ed efficace, talora spontaneo, e quindi fedele interprete di sentimenti e di costumi, tal altra convenzionale e artefatto, e per conseguenza scarsamente sincero. In ogni modo al vestito è dato di esprimere la gioia ed il lutto, l'autorità e la potenza, l'orgoglio e la semplicità, la ricchezza e la povertà, il sacro ed il profano”.

Continuava Pio XII: “La concretezza delle forme espressive dipende dalle tradizioni e dalla coltura di questo o quel popolo, mentre la loro mutevolezza è tanto più lenta, quanto più stabili sono le istituzioni, i caratteri e i sentimenti, che quelle fogge interpretano”.

Sono parole che rappresentano una sorta di guida silenziosa del lavoro di padre Ambrosio. Che non guarda alla moda in quanto tale. Guarda alla moda come uno dei mondi in cui l’essere umano si esprime. Guarda alla moda come un modo in cui anche Dio può entrare nella storia.


giovedì 7 gennaio 2021

MESSAGGIO PER LA NATIVITÀ 2020Cristo è nato! IL SANTO SINODO L’Arcivescovo † Kallinikos di Atene con i Membri del Santo Sinodo




Tutto il creato si rallegri, poiché ecco che il Creatore che esiste prima di tutti i secoli nasce a Betlemme e appare bambino neonato”
(Canone proeortion, 23 Dic., ode 4)

Cari Padri e Fratelli, figli nel Signore che è nato,

Il nostro Signore Gesù Cristo è nato e la gioia irradia il mondo intero! Il Dio Verbo è sceso dal Cielo e si è fatto Uomo sulla terra, affinché si realizzasse l’unione e la comunione di «Dio con gli uomini»! Perché finché Egli fosse rimasto nell’altezza della Sua magnificenza «nei cieli» e noi nell’umiliazione della nostra caduta, «ci era impossibile partecipare alla Sua bontà e comunicare del Suo amore per gli uomini, e un abisso impraticabile ci separava da Lui», secondo le parole di San Gregorio il Teologo (Omelia 41,§12). Ma la Sua Bontà si rivelò e il Suo Amore per gli uomini prevalse.
Per questo un inno di vita, angelico e celeste, risuonò la notte della Nascita di Cristo a Betlemme di Giudea. I Santi Angeli circondavano la divina Mangiatoia come un Trono di Cherubini e «gridavano gloria a Dio nel più alto dei cieli» (Canone Proeortion, 23 Dic., ode 9). I canti di dossologia della Chiesa di Cristo sulla terra cercano di assomigliare a questa melodia angelica di una bellezza e di una dolcezza incomparabili ed inimitabili, per esprimere la gioia dei Suoi figli nell’occasione della magnificenza della Festa. Ma l’avvenimento festeggiato è così sublime e inesprimibile, che qualsiasi cosa noi uomini potremo offrire sarà poco.
Tuttavia è nostro dovere partecipare a questo banchetto celeste e terrestre, poiché, ecco, finalmente anche noi uomini abbiamo offerto un dono: «una Madre Vergine»! La Sovrana Deipara, la Madre Tutta Pura dell’Emmanuele nato sulla terra, è il Dono più prezioso e sublime, innanzi al Quale si inchinano la terra e il cielo, tutto il mondo terrestre e celeste!

* * *

Con la festa della Natività, tutto il creato è inondato di gioia e di esultanza. La tristezza e il pessimismo di questo mondo non sono in grado dunque di fare ombra a un così grande ottimismo della nostra Chiesa. Il Figlio e Verbo di Dio Padre, il nostro Signore e Dio Gesù Cristo, il nostro Creatore e Redentore, è entrato nella storia nello Spirito Santo unicamente per Amore, per salvarci dal virus malevolo del peccato, dall’amarezza e dal veleno del diavolo, dalle tenebre della corruzione e della morte.
Gli uomini di buona volontà fremono di gioia, e animati di una sacra venerazione, sono pieni di compunzione e di contrizione, cantando secondo la fede ortodossa «la ricchezza della teologia». Invece i malintenzionati, per quanto siano numerosi, soffrono nel freddo della loro incredulità, senza sapere dove sono diretti e dove andranno a finire. Si sforzano angosciosamente di dare valore alle nuove applicazioni e alle possibilità davvero sorprendenti offerte dalla tecnica, per affrontare «i nemici invisibili» che colpiscono ormai senza pietà l’umanità arrogante, dimostrandole la grandezza della sua debolezza. Eppure i tecnocrati e i materialisti, all’apogeo della loro illusione, sono convinti di potere da soli «rendere migliore», «rendere immortale» e «divinizzare» l’uomo irredento, rendendolo prigioniero in eterno della sua mancanza di libertà e della sua rinnegamento. E non capiscono, gli insensati, che in questo modo servono il cerchio della corruzione e della morte, e pure colui che si nasconde dietro di esso e che inganna «il mondo intero» (Ap. 12, 9).

* * *

Cari Fratelli in Cristo,
Non lasciamoci impaurire dagli scenari tenebrosi sul proseguimento della vita nelle nuove condizioni che si stanno formando. Non dimentichiamo che il sovrano della storia è il Vincitore eterno, Cristo nostro Salvatore, il Quale fu l’oggetto di una persecuzione spietata sin dalla Sua divina Nascita, a immagine della Sua Croce e della Sua Sepoltura; ma così, con l’Umiltà potente e vittoriosa della Sua estrema condiscendenza, Egli ha denudato i principi e le potestà delle tenebre e ha schernito i demoni sconfitti e coperti di vergogna, trascinandoli trionfalmente (cf. Col. 2, 15).
Per i Suoi fedeli, per quelli che rimarranno fino alla fine costanti assieme a Lui sopportando con pazienza le tentazioni e le prove per l’Amore del Suo santo Nome, il Signore ha preparato una corona incorruttibile e un Regno Eterno di una bellezza indescrivibile ed inimmaginabile!
Il Signore Stesso, la nostra sorgente di speranza vivente e di coraggio, è capace di mostrarci e di rivelarci una dia d’uscita a tutti i vicoli ciechi della nostra vita. Di solito quando le cose si fanno troppo difficili, siamo tormentati da pensieri e presentimenti neri. Ma è proprio allora che abbiamo il bisogno urgente di vivificare la nostra anima con il ricordo di tutti i benefici mandati dal Signore nella nostra vita in modo così vivace ed evidente, e che può dunque di nuovo mostrarci, se Glielo chiediamo e se Lo supplichiamo con fede: «E tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete» (Mt. 21, 22). La preghiera con pentimento e fede viva, presto o tardi, riceverà sicuramente una risposta.
La misericordia del Signore coprirà chi ha una speranza incrollabile nell’aiuto divino, e il flagello degli avvenimenti dolorosi tormenterà solo i peccatori che non si pentono: «Molti saranno i dolori dell’empio, ma la grazia circonda chi confida nel Signore» (Sal. 31, 10).
In qualunque direzione si osservi il panorama della fede, della storia e dell’esperienza della nostra Chiesa e dei nostri Santi, si vede la conferma meravigliosa, con prove evidenti, del fatto che «il Signore è vicino a quanti Lo invocano» (Sal. 144, 18). Solo, non cessiamo questa invocazione santa e salvifica che ci procura ogni benedizione, per essere liberati da qualsiasi sentimento di insicurezza e di timore per il presente e specialmente per il futuro. Ci basta rimanere assieme al nostro Salvatore nel Suo Corpo, la nostra santa Chiesa Ortodossa, qualsiasi cosa succeda e qualunque sia la situazione, perché ci sia accordato il Suo Regno Celeste. Amen!

Santa Natività 2020

Cristo è nato!
IL SANTO SINODO
L’Arcivescovo
† Kallinikos di Atene con i Membri del Santo Sinodo




mercoledì 6 gennaio 2021

Eglise Orthodoxe Française-TRADUZIONE NON UFFICIALE IN ITALIANO MESSAGE DE NOËL DE ÉVÊQUE +MARTIN

 Testo francese


« Allons jusqu’à Bethléem et voyons ce qui est arrivé et que le Seigneur nous a fait connaître » Luc 2, 15

« Aujourd’hui Dieu vient sur la terre et l’homme rentre dans les cieux »

 L’univers tressaille et danse. L’incarnation communique à la chair du monde le feu, la lumière, la joie qui rayonnent de la nature divine.

 Venez, amis, faisons retentir nos cantiques d’allégresse !

 Joyeux Noël à chacun et chacune et chaleureuses bénédictions.

 Évêque Martin


https://www.facebook.com/pageeof/photos/a.647533225350539/3162741340496369/


′ E avvenne che quando gli angeli se ne furono andati da loro verso il cielo, i pastori presero a dire tra loro: Passiamo fino a Betleem e vediamo questo che è avvenuto, e che il Signore ci ha fatto sapere. ′′ Luca 2, 15
′′ Oggi Dio viene sulla terra e l'uomo entra nei cieli ′′
L ' universo esulta di vita e danza. L ' incarnazione trasmette alla carne del mondo il fuoco, la luce, la gioia che si irradia dalla natura divina.
Venite amici, facciamo risentire i nostri cantici di esultanza!
Buon Natale a tutti e a tutte e calorose benedizioni.

Natale 2020 Messagio di Sua Grazia MARC primat de l’Église Orthodoxe Celtique TRADUZIONE NON UFFICIALE IN ITALIANO con riferimento al Testo Francese

 




il testo fracese ufficiale ed anche il  testo inglese ufficiale sono riscontrabili in

http://www.eoc-coc.org/accueil/accueil/


In Lui c'era la vita, e la vita era la Luce degli uomini. La luce brilla nell'oscurità, ma l'oscurità non l'ha accolta . (Jn 1:4-5)

Amati figli e figlie in Cristo nostro Salvatore,
La Luce brilla nell'oscurità, dice il Prologo al Vangelo di Giovanni. Cos'è questa oscurità se non l'oscurità che travolge il mondo e il cuore di tutti coloro che non conoscono Dio? Guardiamo attentamente l'icona del Presepe. La luminosa nascita del Dio Bambino si distingue in netta contrapposizione con lo sfondo cupo della grotta. Questa oscurità simboleggia la disperazione dell'umanità in un mondo rimasto smarrito e senza guida .
Al momento della persecuzione degli Ebrei in Egitto, Mosè vide la Luce rivelarsi agli uomini nel Roveto Ardente sul Monte Sinai. Commentando questa teofania, Sant'Ephrem disse: ′′ Questo roveto sulla vetta della montagna è il Figlio dell'Altissimo che è nato nel grembo della Vergine Maria e che ha illuminato il mondo alla e con la sua venuta."
Per il suo amore , Dio è sceso nelle profondità del cuore di ogni uomo per abitarvi e mettersi a disposizione di tutti coloro che vogliono riconoscere questa Luce. Lì, nella grotta oscura della nostra angoscia, debolezza e disperazione, ha deciso di venirci incontro assumendo la nostra carne e diventando come uno di noi sposando tutto ciò che è umano. Non siamo più - né mai saremo - soli, ′′ perché Dio è con noi," mentre cantiamo in un inno della Vigilia della Festa.
Come i Re Magi , e per propria visione intuitiva, molti cercatori di verità hanno percepito questa luce come una ′′ stella ′′ che ha guidato la loro ricerca, ma finora in maniera del tutto esteriore . E durante quella la notte in quella parte del cosmo , gli umili pastori incontrarono il Dio Bambino in un'esperienza intima, in una comunione autentica. Ecco perché, come dice il Vangelo, "E i pastori tornarono indietro, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato loro annunciato.." (Luca 2:20)
Questa è la vita che ci propone la Festa della Natività: capire e vedere quello che ci è stato annunciato! Spesso cerchiamo all'esterno ciò che è dentro. Nel silenzio di questa meravigliosa notte, ascoltiamo la voce degli angeli, e guardiamoci nel cuore dove si trova la Grotta del Presepe. Ancora nascosta, questa Luce deve rivelarsi per poter proclamare con il mondo: ′′ E la Parola si è fatta carne e ha posto la sua tenda è in mezzo a noi, e abbiamo visto la Sua gloria, la gloria come il Figlio unigenito del Padre, pieno di grazia e verità ." (Giovanni 1:14)
Possa la benedizione di Dio Sovrano concederci la grazia di superare la soglia della Grotta della Natività, di contemplare il nostro Salvatore e di seguirlo con la nostra vita nella sua vita!
Un gioioso e Santo Natale a tutti!

Marc - Primate della Chiesa celtica ortodossa

lunedì 4 gennaio 2021

Natale 2020 Messagio di Sua Grazia Gregorio Vescovo e Primate Eglise Orthodoxe des Gaules Testo Frances e traduzione NON UFFICIALE in Italiano







Bois-Aubry , le 18 décembre 2020

 Fils et Filles bienaimés,

 Préparant à votre intention les quelques mots que je vous adresse chaque année à l’occasion de la fête de la Nativité du Sauveur, je relis ces jours-ci quelques sermons des pères… « Comment, me dis-je, dans la situation inédite que nous vivons, les saints pères peuvent-ils nous enseigner, nous aider à supporter l’isolement, la solitude qu’on nous impose, à soulager nos angoisses, notre peur de la contagion,  de la maladie ? »

Au milieu de cette interrogation me reviennent à l’esprit plusieurs textes que je vous invite à méditer :
Le premier est extrait d’un sermon pour l’Avent et Noël de saint Bernard de Clairvaux à propos de « l’Etoile de la mer » , ou de celle des Mages  :

Ô vous qui flottez sur les eaux agitées de la vaste mer, et qui allez à la dérive plutôt que vous n’avancez au milieu des orages et des tempêtes, regardez cette étoile, fixez vos yeux sur elle…

Le second est de Maître Eckhart, méditant sur l’incarnation du Verbe :

Dieu est rendu fou par son amour à notre égard, exactement comme s'il avait oublié royaumes de ciel et de terre et toute sa béatitude, et toute sa déité, et n'avait rien affaire que seulement avec moi, pour me donner tout ce qui peut me consoler. Et il me le donne pleinement, et me le donne parfaitement, et me le donne le plus clairement, et le donne en tout temps, et le donne à toutes créatures.

Ces deux textes me conduisent à mieux considérer l’importance, l’énergie et la vérité des paroles de l’Ecriture, trop souvent affaiblies par la force de l’habitude, que nous chantons chaque année :

« Répandez, o cieux votre rosée et vous nuées, faites pleuvoir le juste…que la terre s’ouvre et que germe le salut… ».
« Ne craignez pas ! je vous annonce une grande joie pour le peuple tout entier : un sauveur vous est né aujourd’hui, qui est le Christ Seigneur … »
« Le Dieu d’avant les siècles pour nous s’est fait petit enfant… »

C’est à chacun de nous que ces paroles s’adressent !  Malgré deux mille ans de distance nous les contemporains d’Isaïe fils d’Amotz et des bergers de Bethleem...

Une fois encore, par cette situation exceptionnelle de la pandémie, le Seigneur nous invite à vivre ce paradoxe divin : isolons-nous pour mieux nous aimer les uns les autres, éloignons-nous pour mieux nous unir… à Lui ... et à notre prochain,  dans son corps mystique qui est l’Eglise.

A vous tous, que vous soyez assemblés autour de l’autel de Dieu, réunis en famille ou isolés dans vos maisons, je souhaite une sainte et joyeuse fête de Noël… et j’invoque sur vous tous la bénédiction de Dieu

le Père, le Verbe et l’Esprit-Saint.

+Grégoire

TRADUZIONE NON UFFICIALE  IN ITALIANO

Bois-Aubry, 18 dicembre 2020
Figli e figlie amate,
Preparando per voi le poche parole che vi rivolgo ogni anno in occasione della festa della Natività del Salvatore, sto rileggendo in questi giorni alcune prediche dei padri... ′′ Come, mi dico, nella situazione inedita che viviamo, i santi padri possono insegnarci, aiutarci a sopportare l'isolamento, la solitudine che ci viene imposto, ad alleviare le nostre ansie, la nostra paura del contagio, della malattia? ′′
Davanti a  queste domande  mi ritornano in mente diversi testi che vi invito a meditare:
Il primo è estratto da un sermone per l'Avvento e Natale di San Bernardo di Clairvaux su ′′ Stella del mare ′′ ovvero quella  dei Magi:
~ Voi che galleggiate sulle acque agitate del mare vasto, e andate alla deriva, piuttosto che andate in mezzo a temporali e tempeste, guardate questa stella, fissate gli occhi su di essa..."

Il secondo è del Maestro Eckhart, in meditazione  sull'incarnazione del Verbo:
Dio è impazzito a caua del suo amore nei nostri confronti, esattamente come se avesse dimenticato la sua regalità in cielo e in  terra e tutta la sua beatitudine, e tutta la sua divinità, e non avesse più niente da  fare  se non relazionarsi solo con me, per darmi tutto ciò che può consolarmi. E me lo dà pienamente, me lo dà perfettamente, e me lo dà  sempre di più in continua lucentezza , e lo dà in ogni momento, e lo dà a tutte le creature.
Questi due testi mi portano a considerare meglio l'importanza, l'energia e la verità delle parole della Scrittura, troppo spesso indebolite dalla forza dell'abitudine, che cantiamo ogni anno:
′′ Spandete, o cieli la vostra rugiada e voi nubi, fate scendere  il giusto   .. che la terra si apra e germogli la salvezza... ".
′′ Non temete Vi annuncio una grande gioia per tutto il popolo: oggi vi è nato un salvatore, che è Cristo Signore...
′′ Il Dio di prima dei secoli per noi si è fatto bambino ...
Queste parole si rivolgono a ciascuno di noi! Nonostante duemila anni di distanza noi restiamo  contemporanei di Isaia figlio di Amotz e dei pastori di Bethleem...
Ancora una volta, con questa situazione eccezionale della pandemia, il Signore ci invita a vivere questo paradosso divino: isoliamoci per amarci meglio l'un l'altro, allontaniamoci per unirci meglio... a Lui... e al nostro prossimo, nel suo corpo mistico che è la Chiesa.
A tutti voi, che siate riuniti intorno all'altare di Dio, riuniti in famiglia o isolati nelle vostre case, auguro una santa e buona festa di Natale... e invoco su tutti voi la benedizione di Dio

Padre, Il Figlio  e  lo Spirito Santo.
+ Grégoire

domenica 8 novembre 2020

La politica a misura di credente Bruno Geraci 7 Novembre 2020

http://www.associazionepopolari.it/APWP/2020/11/07/la-politica-a-misura-di-credente/#post-




Per noi credenti la politica, le passioni e la fiducia nella vita sono gli ingredienti fondamentali con cui si concima il futuro, perché oggi più che mai non è più il tempo delle teorie ma il il tempo dei testimoni. L'umanità è assediata da parole che ripetono all'infinito: paura, incertezza, precarietà. Parole diventate il nostro cibo quotidiano. Sta alla politica farsi carico di recuperare il centro dell'attività pubblica, di prevedere il bene comune, sapendo che c'è un intreccio profondo fra il bene comune e il bene di ciascuno: organizzare questo ritorno è fisiologico, costituisce il sale della democrazia ed è sano quando un uomo pubblico lo riscopre compiendo il proprio dovere. Il pericolo, sempre in agguato, è nell'abuso della politica e del potere di cui si è investiti, rifuggendo la tentazione della normalità che diventa spettacolo, del carisma che diventa “influenza”, della “narcisata” d'occasione che sposa l'immediatezza di internet e si fa linguaggio. Alla politica chiediamo responsabilità e coerenza, ma anche capacità di leggere la realtà, fare proposte sensate, creare relazioni, fare squadra.


Nell'odierno processo culturale e politico nasce un problema per i credenti. Infatti, mentre non possiamo abdicare all'attività politica, dobbiamo fare i conti con atteggiamenti culturali ambigui e con posizioni ideologiche senza identità e valori. Dobbiamo insistere sulla necessità di dare un'anima etica alla vita democratica con un rapporto forte fra coerenza e rappresentanza politica, partendo dalla parole: il linguaggio è importante, non è un orpello stilistico, è il marchio che certifica l'affidabilità di un progetto. Un linguaggio prigioniero dell'estremismo e della provocazione dissennati è destinato a produrre danni gravi alla comunità. Si deve ricominciare dal rispetto della persona, sempre e comunque, non nella falsità dell'atteggiamento politicamente corretto, ma nella profonda convinzione dell'unicità umana di ciascuno, condividendo tutto ciò che può essere condiviso con le persone di buona volontà.


La pandemia ci ha messo in particolare sotto gli occhi due grandi fatti, l’interdipendenza umana e la morte. La morte, più ricattatrice dei capitali, delle nostre presunzioni, della nostra onnipotenza, è tornata a circolare tra gli uomini in una forma crudele, involontaria e innocente che ha paralizzato la prudenza, la misericordia, la carità, la consolazione. Forse, per la prima volta nella storia umana si fa passare la vita degli individui prima dell’economia, e il “valore” della vita è notevolmente aumentato nell’inconscio collettivo dei paesi più ricchi.


Noi siamo con chiunque chieda una coraggiosa testimonianza pubblica, evitando la tentazione di “fare la morale” alla politica. Come credenti – certi che dalla fede non si può dedurre direttamente un modello di società, di governo o di partito – siamo chiamati a partecipare alla elaborazione del progetto globale di società, e a mediare, in termini antropologici i valori etici fondamentali in cui crediamo. Siamo chiamati ad un surplus di relazione, di rispetto, di narrazione, di umiltà nel lasciarsi raccontare dagli altri, di tensione al riconoscimento del reciproco, per trovare qual “compromesso nobile” che è il fondamento dell'azione sociale e politica in una società plurale come la nostra.


In questa nostra proposta, da condividere con tutti coloro che vi si riconoscono, vogliamo cercare insieme ad altri una risposta ai grandi problemi del nostro tempo. Sappiamo bene quali sono le difficoltà che abbiamo di fronte ed è proprio per questo che tacere e non agire sarebbe ancora più colpevole. Crediamo in una politica rispettosa e mansueta che si faccia carico dei grandi smarrimenti del nostro tempo, stando accanto a tutti per non perdere la speranza: comprendendo, tollerando, fidandosi, confidandosi, affidandosi. Se non ora, nel pieno della peggiore crisi della Repubblica, quando mai si potrà costruire una legittimazione reciproca tra le istituzioni, i partiti, tra tutti noi, per approdare ad una democrazia matura, ad una politica al servizio dei cittadini e non delle fazioni?

domenica 25 ottobre 2020

ore 21 del 25 Ottobre 2020 insieme nel pianeta con il Padre Nostro

ARAMAICO 








EBRAICO







ITALIANO

 

Padre Nostro, che sei nei cieli,

sia santificato il Tuo nome,

venga il Tuo regno,

sia fatta la Tua volontà,

come in Cielo, così in Terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

e rimetti a noi i nostri debiti

come noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

 








































LATINO

 

Pater Noster qui es in coelis,

santificetur Nomen tuum,

adveniat regnum tuum,

fiat voluntas tua, sicut in Coelo et in Terra.

Panem nostrum cotidianum da nobis hodie,et dimitte nobis debita nostra

sicut et nos dimittimus debitoribus nostris,et ne nos inducas in tentationem,

sed libera nos a malo. Amen.


GRECO


RUMENO


Tatal nostru carele esti in ceruri, 

sfinteascase numele Téu.

Fie imparatiata facase voia Ta,

precum in cer si pre pamant,

painea noastra cea de toate zilele, daneo nova astazi, sine

iarta, gresalele noastre precum si noi iertam grescitilor nostri, 

si nu ne duse in ispita si ne isbaveste de cel rau.

Că a Ta este Împărăţia şi puterea şi slava, a Tatălui şi a Fiului şi a Sfântului Duh, acum şi pururea şi în vecii vecilor  Amin 


 Amin.



SLAVONICO


Отче наш, Иже еси на небесех, / да святится имя Твое; да приидет Царствие Твое; / да будет воля Твоя, яко на небеси и на земли. / Хлеб наш насущный даждь нам днесь. / И остави нам долги наша, / якоже и мы оставляем должником нашим. / И не введи нас во искушение, / но избави нас от лукаваго.

Священник: Яко Твое есть царство, и сила, и слава, Отца, и Сына, и Святаго Духа, ныне и присно, и во веки веков.




INGLESE

 

Our father, which art in heaven,

hallowed be thy name.

Thy kingdom come.

Thy will be done on earth as it is in heaven.

Give us this day our daily bread.

And forgive us our debts, as we forgive our debtors.

And lead us not into temptation,

but deliver us from evil. Amen.



 FRANCESE

 

Notre père, qui es aux cieux,

que ton nom soit sanctifié.

Que ton règne vienne.

Que ta volonté soit faite sur la terre comme au ciel.

Donne-nous aujourd'hui notre pain quotidien.

Et pardonne-nous nos offenses, comme nous pardonnons à ceux qui nous ont offensés.

Et ne nous induis point en tentation,

mais délivre-nous du mal. Amen.


TEDESCO

 

Vater unser in Himmel,

geheiligt werde Dein Name;

Dein Reich komme;

Dein wille geschehe, wie in Himmel so auf Erden;

unser tägliches Brot gib uns heute;

und vergib uns unsere Schuld,

wie auch wir vergeben unseren Schuldigern.

nd führe uns nicht in Versuchung,

sondern erlöse uns von dem Bösen. Amen.


SPAGNOLO

 

Padre nuestro, que estás en el cielo,

santificado sea tu Nombre;

venga tu reino;

hágase tu voluntad en la tierra como en el cielo;

da nos hoy nuestro pan de cada día;

perdona nuestras ofensas,

como tambien nosotros perdonamos a los que nos ofenden;

no nos dejes caer en tentación,

y líbra nos del mal.


PORTOGHESE

 

Pai nosso, que estás nos céus: santificado seja o teu nome.

Venha o teu reino.

Seja feita a tua vontade,

assim na terra, como no céu.

O pão nosso de cada dia nos dà hoje.

E perdoa-nos as nossas dìvidas,

assim como nós perdoamos aos nossos devedores.

E não nos induzas á tentação, mas livra-nos do mal. Amen


OLANDESE

 

Onze Vader,
die in de hemelen zijt,
Uw naam worde geheiligd.
Uw rijk kome,
Uw wil geschiede op aarde zoals als in de hemel.
Geef ons heden ons dagelijks brood,
en vergeef ons onze schuld,
zoals ook wij aan anderen hun schuld vergeven.
En leid ons niet in bekoring,
maar verlos ons
 van het kwade. Amen



POLACCO

 

Ojcze nasz,
któryś jest w niebie,
święć się imię Twoje,
przyjdź Królestwo Twoje,
bądź wola Twoja
jako w niebie, tak i na ziemi,
chleba naszego powszedniego daj nam dzisiaj,
i odpuść nam nasze winy,
jako i my odpuszczamy naszym winowajcom,
i nie wódź nas na pokuszenie,
ale nas zbaw ode złego. Amen.


UNGHERESE

 

Mi Atyánk,
aki a mennyekben vagy,
szenteltessék meg a te neved;
jöjjön el a te országod;
legyen meg a te akaratod,
amint a mennyben, úgy a földön is.
Mindennapi kenyerünket add meg nekünk ma;
és bocsásd meg vétkeinket,
miképpen mi is megbocsátunk
az ellenünk vétkezöknek;
és ne vígy minket kísértésbe;
de szabadíts meg a gonosztól. Ámen.


DANESE

 

Vor Fader, du som er i Himlene!
Helliget vorde dit navn;
komme dit rige;
ske din vilje
på jorden, som den sker i Himmelen;
giv os i dag vort daglige brød;
og forlad os vor skyld,
som også vi forlader vore skyldnere;
og led os ikke ind i fristelse;
men fri os fra det onde;
thi dit er Riget og magten og æren i evighed. Amen


SVEDESE

 

Vår fader, du som är i himlen.
Låt ditt namn bli helgat.
Låt ditt rike komma.
Låt din vilja ske,
på jorden så som i himlen.
Ge oss i dag vårt bröd för dagen som kommer.
Och förlåt oss våra skulder,
liksom vi har förlåtit dem som står i skuld till oss.
Och utsätt oss inte för prövning,
utan rädda oss från det onda.
Ditt är riket. Din är makten och äran i evighet. Amen


NORVEGESE

 

Fader vår, du som er i himmelen!
Helliget vorde ditt navn;
komme ditt rike;
skje din vilje,
som i himmelen, så og på jorden;
gi oss idag vårt daglige brød;
og forlat oss vår skyld,
som vi og forlater våre skyldnere;
og led oss ikke inn i fristelse;
men fri oss fra det onde.
For riket er ditt,
og makten og æren i evighet. Amen.


FINLANDESE

 

Isä meidän, joka olet taivaissa.
Pyhitetty olkoon sinun nimesi.
Tulkoon sinun valtakuntasi.
Tapahtukoon sinun tahtosi myös maan päällä niin kuin taivaassa.
Anna meille tänä päivänä jokapäiväinen leipämme.
Ja anna meille anteeksi velkamme,
niin kuin mekin annamme anteeksi velallisillemme.
Äläkä saata meitä kiusaukseen,
vaan päästä meidät pahasta. Aamen.


CECO

 

Otce nás, jenz jsi na nebesích,

posvet' se jméno tvé.

Prijd království tvé.

Bud' vule tvá jako v nebi,

tak i na zemi.

Chléb nas vezdejsí dej nám dnes.

A odpust' nám nase viny, jako i my odpoustime nasim viníkum.

A neuved' nás v pokusení, ale zbav nás os zlého. Amen.



SLOVACCO

 

Otce nás,
ktorý si na nebejiach!
Posvät' sa meno Tvoje;
prid k nám král'ostvo Tvoje;
bud' vólá Tvoja
jako v nebi, tak i na zemi!
Chlieb nás vozd'ajsi daj nám dnes,
a odpust' nám nase viny,
jako i my odpúst'ame nasim vinnikom;
a neuvvod' nás v pokusenie;
ale zbav nás od zlého. Amen.


SLOVENO

 

Oce nas, ki si v nebesibl,

posvceno bodi tvoje ime,

pridi k nam tvoje kraljestvo,

zgodi se tvoja volja,

kakor v nebesih tako na zemlij.

Daj nam danes nas vsakdanji kruh,

in odpusti nam nase dolznikom,

in ne vpelji nas v skusnjavo,

temvec resi nas hudega. Amen



CROATO

 

Oce nas,
koji jesi na nebesima,
sveti se ime Tvoje,
dodji kraljevstvo Tvoje,
budi volja Tvoja kako na nebu tako i na zemlji.
Kruh nas svagdanji daj nam danas
i otpusti nam duge nase,
kako i mi otpustamo duznicima nasim,
i ne uvedi nas u napast,
nego izbavi nas od zla. Amen.


SERBO

 

Oce nash,
izhe jesi na nebesjeh!
Da svjatitsja imja Tvoje;
Da pridet carstvije Tvoje;
Da budet volja Tvoja,
Jako na nebesi i na zemlji;
Hleb nash nasushni dazd nam dnes;
I ostavi nam dolgi nashja
Jakozhe i mi ostavljajem dolzhnikom nashim;
I nevovedi nas vo iskushenije;
No izbavi nas ot lukavago.
Jako Tvoje jest Carstvo i sila i slava,
Oca i Sina, i svjatoga Duha, ninje i prisno
i vo vjeki vjekov. Amen.


ALBANESE

 

Ati ynë, që je në qiell,
shejtnue kjoftë emni yt.
Ardhtë mbretnia jote.
U baftë vullnesa jote,
si në qiell ashtu në dhe.
Bukën tonë të përditshme epna ne sot.
E ndiejna ne fajet e mëkatet tona,
si i ndiejmë na fajtorët tanë.
E mos na len me ra në keq;
por largona prej gjith së keq.
Ashtu kjoftë.


TURCO

 

`Göklerdeki Babamýz,
adýn kutsal kýlýnsýn.
Egemenliðin gelsin.
Gökte olduðu gibi,
yeryüzünde de senin istediðin olsun.
Bugün bize gündelik ekmeðimizi ver.
Bize karþý suç iþleyenleri baðýþladýðýmýz gibi,
sen de bizim suçlarýmýzý baðýþla.
Ayartýlmamýza izin verme.
Kötü olandan bizi kurtar.
Çünkü egemenlik, güç ve yücelik
sonsuzlara dek senindir. Amen



AFRIKAANS 

 

Onse Vader wat in die hemele is,
laat u Naam geheilig word.
Laat u koninkryk kom.
Laat u wil geskied,
soos in die hemel net so ook op die aarde.
Gee ons vandag ons daaglikse brood,
En vergeef ons ons skulde,
soos ons ook ons skuldenaars vergewe.
En lei ons nie in versoeking nie,
maar verlos ons van die Bose.
Want aan U behoort die koninkryk en die krag
en die heerlikheid tot in ewigheid. Amen.