sabato 24 luglio 2021

I GIORNATA MONDIALE DEI NONNI E DEGLI ANZIANI (25 luglio 2021. -voluta dal Papa


Nonno e nipote andare a pesca Foto stock - Alamy

«Dall’ambulanza sono scesi uomini che somigliavano ad astronauti, coperti da tute, guanti, mascherine e visiera, hanno portato via il nonno che da qualche giorno faticava a respirare. È stata l’ultima volta che ho visto il nonno, è morto pochi giorni dopo in ospedale, immagino soffrendo anche per la solitudine. Non ho potuto stargli vicino fisicamente, dirgli addio ed essergli di conforto».

È uno dei racconti a cui si è deciso di lasciar spazio durante la Via Crucisdell’ultimo Venerdì santo con papa Francesco. Sintesi efficace dei sentimenti e delle considerazioni che hanno indotto il Pontefice a indire la prima Giornata mondiale dei nonni e degli anziani. Sarà una Giornata 'diffusa e multicentrica' quella che verrà celebrata domenica 25 luglio.


https://www.avvenire.it/famiglia/pagine/carezze-per-i-nonni


MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
IN OCCASIONE DELLA
I GIORNATA MONDIALE DEI NONNI E DEGLI ANZIANI

(25 luglio 2021)


https://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/nonni/documents/20210531-messaggio-nonni-anziani.html


Cari nonni, care nonne!

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In questa prospettiva, vorrei dirti che c’è bisogno di te per costruire, nella fraternità e nell’amicizia sociale, il mondo di domani: quello in cui vivremo – noi con i nostri figli e nipoti – quando la tempesta si sarà placata. Tutti «dobbiamo essere parte attiva nella riabilitazione e nel sostegno delle società ferite»  Tra i diversi pilastri che dovranno sorreggere questa nuova costruzione ce ne sono tre che tu, meglio di altri, puoi aiutare a collocare. Tre pilastri: i sogni, la memoria e la preghiera. La vicinanza del Signore donerà la forza per intraprendere un nuovo cammino anche ai più fragili tra di noi, per le strade del sogno, della memoria e della preghiera.



venerdì 23 luglio 2021

Coronavirus. La «poesia della pandemia» con gli occhi della lavandaia spagnola Paola Del Vecchio, Madrid venerdì 23 luglio 2021

Avvenire.it


Non c’è conforto né gloria a lavare in ospedale i panni sporchi della pandemia. I camici macchiati di medici e infermieri, le lenzuola impregnate di sudore, sangue e dolore dei pazienti. Durante la prima ondata di coronavirus, Begoña M. Rueda, 29 anni, che due anni fa sospese gli studi in filologia per lavorare come lavandaia all’ospedale Punta d’Europa ad Algesiras, nel sud dell’Andalusia, si rese conto che non c’erano applausi per chi, come lei, era addetto alle pulizie o al lavaggio della biancheria degli infetti. 
E cominciò a fare quello che ha sempre fatto: convertire in versi quello che la colpisce e impressiona. «Alle otto la gente esce sui balconi ad applaudire/le fatiche dei medici e delle infermiere/ma pochi applaudono le fatiche della donna che spazza e lava l’ospedale/o di noi che laviamo la biancheria degli infetti/a mani nude». Ne è nata una cronaca poetica in tempo di pandemia. Il ritratto vivido, crudo e lancinante, a tratti ironico e gioioso, della vita stessa, che le è avvalso il premio Hiperión, il più prestigioso di poesia in spagnolo.

Intitolata «Servicio de lavandería», riflette lo sguardo di chi, fra lavatrici e asciugatrici industriali, carri di panni sporchi in entrata e pile immacolate nel cellophane in uscita, è normalmente invisibile. «I sudari si accumulano nelle casse di cartone vicino alla porta del bagno./Sono gli unici indumenti che non si lavano dopo l’uso./ Come tutto ai nostri tempi vengono nella plastica/pronti a incontrare la morte come brioches industriali/confezionate e dritte al vuoto./Uno si domanda chi fabbrica i sudari, quale fredda macchina li cuce e impacchetta/pronti per coprire qualunque corpo/ che giace muto nella morgue./Io per sudario vorrei la mano di mia madre,/morire prima di lei/e giacere di nuovo nel suo ventre,/tornare a essere bambina e non avere la minima idea/che nelle lavanderie degli ospedali/la morte si accatasta in casse di cartone/accanto ai servizi igienici».

Nelle parole della giuria, il libro premiato è «coeso, critico, lirico senza eccessi, potentemente plastico, con marcati contrasti e finali a tutto tondo». Rueda, che negli ultimi sei anni ha pubblicato sette raccolte di poesia e ricevuto altrettanti premi, cominciò a scrivere il libro nel 2019. Per cui è diviso in due parti, la prima «Lavado» (Lavaggio), prima del virus, e «Aclarado», (Risciacquo), la seconda, in cui racconta il terrore per la minaccia sconosciuta, la mancanza di mezzi per farvi fronte, l’ospedale al collasso, i minuti di silenzio per i compagni morti.

«Puoi disinfettare la biancheria e lavarla a temperatura molto elevata, ma a volte puoi ancora sentire il profumo e ti chiedi come sia possibile», annota. «C’è un’umanità che si aggrappa alle lenzuola e a volte non puoi lavarla via». No, ti resta impigliata alle dita.



https://www.avvenire.it/mondo/pagine/la-poesia-della-pandemia-con-gli-occhi-della-lavandaia?utm_medium=Social&utm_source=Twitter#Echobox=1627068973-1


sabato 10 luglio 2021

L'empatia Teandrica. in Edith Stein,Erry Hillesum ,Dietrich Bonhoeffer autrice. Deborah Sutera

L'empatia Teandrica in Edith Stein, Etty Hillesum, Dietrich Bonhoeffer

Dietrich Bonhoeffer in un disegno pubblicato su Anglicanforum
• Nell’oscura prigionia di un carcere nazista Dietrich Bonhoeffer trova Dio: ivi giunge alla sua più viscerale e struggente preghiera, al suo incontro ultimo con gli uomini; ivi esperisce, potentemente, l’empatia di Adonai – tra ira e misericordia – di cui l’Antico Testamento si fa portavoce, ivi incontra il Dio di Yeshua, ivi percepisce «potenze buone circondarlo benignamente» .

Edith Stein (ca. 1938-1939).jpg

Leggendo le parole del pastore luterano, come davanti ad una “sinossi esistenziale”, par di ascoltare quelle di Edith Stein, che dal campo di concentramento di Westerbork, in un telegramma inviato alle sue sorelle di Echt afferma qualcosa di sconvolgente: «Prego meravigliosamente» . 


E mentre si ode quest’affermazione di Edith Stein si è riportati immediatamente alle incredibili parole di Etty Hillesum, quando scrive, lasciando lo stesso campo di concentramento di Westerbork:
«Apro a caso la Bibbia e trovo questo: il Signore è il mio alto riparo. Sono seduta sul mio zaino nel mezzo di un affollato vagone merci. Papà, la mamma e Misha sono alcuni vagoni più avanti […]. Abbiamo lasciato il campo cantando».



domenica 30 maggio 2021

José Mujica: non dobbiamo lasciarci dominare dall’egoismo, altrimenti sognare un mondo migliore è un sogno irrealizzabile… Scritto LUGLIO 25, 2020

https://elogioallafollia.altervista.org/jose-mujica-non-dobbiamo-lasciarci-dominare-dallegoismo-altrimenti-sognare-un-mondo-migliore-e-un-sogno-irrealizzabile/




Mujica spiega che “il nostro tempo, il nostro mondo, la nostra società è figlia di una rivoluzione ormai distante nel tempo ben tre secoli, una rivoluzione che ha cambiato le basi della vita umana” e questo è avvenuto sotto l’influenza di “avidità e ambizione”, che in breve, sono diventati “il motore della storia e del comportamento umano”. Da allora questo motore ha spinto “la scienza a risvegliare e spargere tecnologia e produttività del lavoro”.


Grazie a questo “egoismo” certamente la società è migliorata, basti pensare che oggi “in media viviamo 30 o 40 anni in più rispetto agli uomini antichi”.

Ma poiché allo stesso tempo “nulla è libero”, in questo corso “si è anche moltiplicata la mancanza di empatia con il dolore umano, e questa è la parte negativa di tale processo: l’egoismo”.

“Ho ancora i ricordo della giovinezza, a quel tempo eravamo tutti sì poveri, mamolto meno egoisti”, ricorda Mujica.


E l’egoismo si vede “quando lo Stato cerca di limitare la vergognosa differenza sociale scatenando l’ira di coloro che vivono nell’abbondanza (e talvolta anche di chi è in rovina)”.

L’egoismo è in quelle classi sociali in cui “l’idea che i più poveri, la gente dei bassifondi, sono così perché così vogliono essere, perché si sono abituati a convivere con la miseria, abituati a commettere crimini, e con i crimini di solito prosperano”. Insomma “esiste una doppia punizione per la povertà, la povertà in se e l’egoismo di chi sta intorno”.

Mujica conclude che “la mia generazione ha ingenuamente pensato che cambiando i rapporti di produzione e distribuzione avremmo avuto un uomo nuovo, ma non ha realizzato che nessuna costruzione è solida e se non si costruisce prima una cultura coerente con le proprie idee”. Per questa ragione, “in sostanza, la società non migliorerà se non è accompagnata da un cambiamento culturale, se non siamo in grado di renderci conto che l’egoismo (che ha una grande spinta e una formidabile forza creativa), ha anche un volto amaro, cattivo, infinitamente ingiusto”.

Quindi “non dovremmo lasciarci dominare da quell’egoismo. Altrimenti, sognare un mondo migliore è un sogno irrealizzabile”


L'intera riflessione  al sito  https://elogioallafollia.altervista.org/jose-mujica-non-dobbiamo-lasciarci-dominare-dallegoismo-altrimenti-sognare-un-mondo-migliore-e-un-sogno-irrealizzabile/

martedì 25 maggio 2021

L'abbandono alla misericordia di Dio. Intervista a padre Ray Simpson fondatore della comunità monastica ispirata alla spiritualità celtica"


La salvaguardia del creato


L'abbandono alla misericordia di Dio. Intervista a padre Ray Simpson fondatore della comunità monastica ispirata alla spiritualità celtica"






Lindisfarne è una isola a nord  dell’Inghilterra con poco più di cinquecento abitanti, ad una manciata di chilometri dalla Scozia: non a caso i suoi colori ricordano le highlands scozzesi. Culla della spiritualità celtica, è conosciuta come l’Isola Santa. La sua particolarità è che si presenta collegata alla terra ferma da un istmo che la rende raggiungibile a  piedi o in macchina due volte al dì, con la bassa marea. A Lindisfarne padre Ray Simpson, un sacerdote anglicano celibe, ha fondato la comunità monastica ecumenica dedicata a sant’Aidane sant’Hilda per vivere e far conoscere la spiritualità cristiana celtica. Al centro, un rinnovato impegno nella cura e nella salvaguardia del creato

https://www.academia.edu/27945650/Labbandono_alla_misericordia_di_Dio_Intervista_a_padre_Ray_Simpson_fondatore_della_comunità_monastica_ispirata_alla_spiritualità_celtica?email_work_card=thumbnail


Quali i punti di contatto tra

la l’enciclica “Laudato Sì” di

Francesco e la spiritualità

cristiana celtica?


I cristiani celtici riconoscono che la creazione è Dio, e Dio è la creazione,di cui tutti noi siamo parte. Così i cristiani celtici sono legati a tutte le creature, amano gli animali, capiscono che la natura ci ha fatto tutti eguali. Mentre la nostra società capitalistica ci porta a sfruttare il più debole per aumentare in maniera esponenziale le ricchezze dei più ricchi. Nella Bibbia domina la creazione. Nel capitalismo domina il denaro e si distrugge la creazione. Papa Francesco sta dicendo quello che noi cristiani celtici abbiamo detto già da un centinaio di anni. Ciò che diciamo è che in natura gli uomini sono tutti uguali. E papa Francesco sta dicendo questo, il pensiero in cui noi crediamo da un centinaio di anni. Ossia che i poveri sono stati abbandonati al loro destino e che la terra, con le sue risorse naturali, sta per essere distrutta. Dobbiamo impegnarci a cambiare tutto ciò. Insieme.


giovedì 6 maggio 2021

La giustizia riparativa di Lucia Izzo SECONDA PARTE LA MEDIAZIONE PENALE



Il modello maggiormente compiuto di giustizia riparativa quale modalità di risoluzione dei conflitti è rappresentato dalla c.d. mediazione penale della cui definizione si occupa la Raccomandazione del Consiglio d'Europa n. 19/99, ovvero la fonte più importante e specifica riguardante questo strumento di risoluzione.


Tale procedimento "permette alla vittima e al reo di partecipare attivamente, se vi consentono liberamente, alla soluzione delle difficoltà derivanti dal reato con l'aiuto di un terzo indipendente (mediatore)".


Per avviare la mediazione penale, dunque, si rende necessario il consenso delle parti affinché la loro interazione conflittuale si spinga al punto da ricercare un accordo soddisfacente per entrambe risolutivo del conflitto. Necessaria all'uopo l'assistenza di un mediatore, terzo e neutrale, il quale promuova e agevoli l'attività di facilitazione usualmente nel rispetto di rigidi schemi e particolari standard.


L'obiettivo principale del procedimento, dunque, è quello di raggiungere un accordo tra le parti, senza che a decidere il giudizio sia una sentenza. Ricorrendo alla mediazione, senza i traumi che un procedimento penale necessariamente implica tra le pari, si possono raggiungere soluzioni in tempi indubbiamente più rapidi rispetto a quelli del processo e si possono trovare accordi validi e soddisfacenti per ambo le parti.


In tal modo, inoltre, si evitano non solo i rischi connessi al processo e al suo esito, ma si affrontano costi estremamente ridotti. Gli attori principali, la vittima e il reo, si "riappropriano" del proprio ruolo e il dialogo tra loro viene assicurato da una specifica figura professionale quale quella del mediatore.

 



Fonte: La giustizia riparativa 

https://www.studiocataldi.it/articoli/31602-la-giustizia-riparativa.asp#ixzz6u7Hs2YJq

(www.StudioCataldi.it)


prima parte

http://paroleortodosse.blogspot.com/2021/04/la-giustizia-riparativa-di-lucia-izzo.html

venerdì 30 aprile 2021

La giustizia riparativa di Lucia Izzo PRIMA PARTE -PREMESSA




https://www.studiocataldi.it/articoli/31602-la-giustizia-riparativa.asp

Quando si parla di giustizia riparativa o rigenerativa (restorative justice in inglese) si fa riferimento a un paradigma di giustizia nato dal bisogno di un procedimento diverso rispetto a quello tradizionale dove la vittima assume un ruolo marginale e ad essere messo al centro dell'attenzione è l'autore del reato.
La restorative justice, infatti, punta sulla partecipazione attiva della vittima, del reo e della stessa comunità civile. In sostanza, anziché delegare allo Stato, sono gli stessi attori del reato a occuparsi di ovviare alle conseguenze del conflitto occupandosi della riparazione, della ricostruzione e della riconciliazione, con l'obiettivo non di punire ma di rimuovere le conseguenze del reato attraverso l'incontro tra le parti e con l'assistenza di un mediatore terzo e imparziale.Le prime teorie, originate dalla crisi del sistema penale, si sono diffuse in Nord America grazie a movimenti sperimentali che ricercavano una soluzione alternativa alla pena carceraria. Difficile racchiudere la giustizia riparativa nel perimetro di una definizione univoca.In ambito comunitario, tuttavia, è la direttiva 2012/29/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio che mira a fornirne una facendo riferimento a: "qualsiasi procedimento che permette alla vittima e all'autore del reato di partecipare attivamente, se vi acconsentono liberamente, alla risoluzione delle questioni risultanti dal reato con l'aiuto di un terzo imparziale."L'obiettivo finale di questa prassi alternativa è dunque quello di guidare le parti, che vi abbiano volontariamente aderito, verso la risoluzione del conflitto e alla ricerca concorde di un'azione che funga da soluzione.

Dalla riparazione della relazione "infranta" dall'illecito ne giovano sia il reo, che dimostra di essere più del solo autore della condotta lesiva, sia la vittima, che potrà far emergere le proprie emozioni e mettere in chiaro i propri bisogni e interessi, sia in ultima battuta la stessa comunità sociale, in quanto viene risanata quella "frattura sociale" determinata dalla fiducia incrinata dal reo e dalla rottura di aspettative e legami sociali simbolicamente condivisi.