domenica 7 febbraio 2021

Intervista. Grandi: «L'etica? Si coltiva come una pianta»

 



Il quotidiano Avvenire nell'edizione di Sabato 6 Febbraio  ha pubblicato l'intervista  citata  al ProfGiovanni Grandi, filosofo morale dell’Università di Trieste

La  riflessione del docente mi ha coinvolto e mi coinvolge e nell'indicare il link di riferimento,ne anticipo qualche brano

https://www.avvenire.it/agora/pagine/letica-si-coltiva-come-una-pianta?utm_medium=Social&utm_source=Twitter#Echobox=1612648707


"Gli antichi hanno riservato molta attenzione al rapporto con il denaro e con il potere. Pelagio faceva osservare che il desiderio di queste due cose non conosce punto di saturazione. Significa che si può finire per esserne catturati in modo totalizzante. Quindi sapendo di doversi occupare di risorse pubbliche, e quindi di dover essere costantemente esposti al fascino del potere e della ricchezza, occorre prestare particolare attenzione alle dinamiche della lotta interiore. Anche Max Weber, nel suo celebre discorso sulla Politica come professione in fondo giunge alla stessa conclusione: senza la cura costante della vita spirituale difficilmente si riesce ad assolvere ai compiti pubblici con responsabilità o, come scrive la nostra Costituzione, «con disciplina e onore».




sabato 23 gennaio 2021

“Grace is one of the most majestic words in theology.. Testo in Inglese e Traduzione Non Ufficiale in Italiano

 British Celtic Christian Tradition




Autore   John O'Donohue

John O'Donohue (1 January 1956 – 4 January 2008) was an Irish poet, author, priest, and Hegelian philosopher. He was a native Irish speaker,  and as an author is best known for popularising Celtic spirituality

https://www.johnodonohue.com/

https://en.wikipedia.org/wiki/John_O%27Donohue

TESTO INGLESE 

https://www.facebook.com/groups/376733903266704/permalink/749399936000097/


“Grace is one of the most majestic words in theology. It suggests the sublime spontaneity of the divine which no theory or category could ever capture. Grace is the permanent climate of divine kindness. It suggests a compassion and understanding for all the ambivalent and contradictory dimensions of the human experience and pain. This climate of kindness nurtures the sore landscape of the human heart and urges torn ground to heal and become fecund. Grace is the perennial infusion of springtime into the winter of bleakness." 

Author, John O'Donohue


Traduzione Non Ufficiale  in Italiano


′′ Grazia è una delle parole più maestose della teologia. Suggerisce la spontaneità sublime del divino che nessuna teoria o categoria potrebbe mai catturare. La grazia è il clima permanente della gentilezza e della  bontà  divina. Suggerisce compassione e comprensione per tutte le dimensioni ambivalenti e contraddittorie dell'esperienza umana e del dolore. Questo clima di gentilezza  e di bontà  nutre il paesaggio dolente  del cuore umano e sollecita,spinge  ed esorta  la terra lacerata a   guarire e diventare feconda. La grazia è l'infusione perenne della primavera nell'inverno della tristezza."

lunedì 11 gennaio 2021

Dio tre volte sarto. Moda, chiesa e teologia


Non è vero che l’abito non fa il monaco. È vero piuttosto che il modo in cui vestiamo dice molto di noi, della nostra personalità, di quello che vogliamo comunicare. Ma – ed è questa la sorpresa – dice anche molto di Dio, della sua presenza nella storia, del modo in cui si comunica. Non fu in fondo Dio a fare due tuniche di pelli per Adamo ed Eva, una volta che questi si erano accorti di essere nudi?

È questa la riflessione da cui parte il domenicano Alberto Fabio Ambrosio, che insegna al Luxembourg School of Religion & Society e il Collège des Bernardins. Con il suo “Dio tre volte sarto” (Edizioni Mimesis), padre Ambrosio inaugura un nuovo campo di ricerca: non una mera teologia del vestito, non una storia dell’abito, sia ecclesiastico o laico, ma una vera e propria teologia della moda, per comprendere come il linguaggio della moda influisca e racconti l’uomo. La moda, spiega nella premessa, sarà pure effimera, ma di certo non è frivola.

Perché Dio è tre volte sarto? Perché sono tre i momenti identificati come i momenti in cui Dio si fa sarto. Della Genesi, è stato detto. Il secondo momento è la tunica senza cuciture di Gesù, raccontata nel Vangelo di Giovanni. Una tunica che stava a raccontare uno status, ma che diceva anche molto della natura della nostra fede. E c’è infine il vestito lavato da coloro che devono partecipare alle nozze dell’Agnello e non possono presentarsi in maniera inadeguata. Perché il vestito, entrato nella vita dell’uomo, sarà anche parte di vita eterna.

Resta sorprendente pensare a quanto gli abiti possano raccontare dell’uomo, ma soprattutto avere parte nella storia. Il termine “cappella” viene dalla cappa di San Martino, divisa in due dal santo di Tours allora diciottenne e restituitagli intera da Dio. La cappa di Martino, chiamata “cappella” perché più corta di dimensioni fu considerata reliquia, conservata ad Aquisgrana nella città che sarà chiama Aachen (e Aix-en-Chapelle in francese) e darà il nome all’edificio che la contiene. Ormai, ogni chiesetta è chiamata cappella. E lo si deve ad un vestito.

Si comprende bene, allora, che il progetto di sviluppare una teologia della moda non è poi tanto peregrino. Anzi, è un percorso totalmente nuovo, che può anche portare a nuove forme di dialogo, perché il vestirsi è prerogativa di ogni parte del mondo e di ogni religione. Non a caso il Cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, nella prefazione del libro ricorda che padre Ambrosio ha lasciato per un momento il suo campo di ricerca prediletto, quello del sufismo, ma nota anche che sufi rimanda proprio a un abito in lana grezza che dà una forte identità a quella corrente islamica.

In questa riflessione, padre Ambrosio non è solo. E uno dei suoi alleati trova un insospettabile Pio XII, che, incontrando nel 1957 i partecipanti del I Congresso Mondiale di Alta Moda, disse: Il vestito, ha un suo proprio linguaggio multiforme ed efficace, talora spontaneo, e quindi fedele interprete di sentimenti e di costumi, tal altra convenzionale e artefatto, e per conseguenza scarsamente sincero. In ogni modo al vestito è dato di esprimere la gioia ed il lutto, l'autorità e la potenza, l'orgoglio e la semplicità, la ricchezza e la povertà, il sacro ed il profano”.

Continuava Pio XII: “La concretezza delle forme espressive dipende dalle tradizioni e dalla coltura di questo o quel popolo, mentre la loro mutevolezza è tanto più lenta, quanto più stabili sono le istituzioni, i caratteri e i sentimenti, che quelle fogge interpretano”.

Sono parole che rappresentano una sorta di guida silenziosa del lavoro di padre Ambrosio. Che non guarda alla moda in quanto tale. Guarda alla moda come uno dei mondi in cui l’essere umano si esprime. Guarda alla moda come un modo in cui anche Dio può entrare nella storia.


giovedì 7 gennaio 2021

MESSAGGIO PER LA NATIVITÀ 2020Cristo è nato! IL SANTO SINODO L’Arcivescovo † Kallinikos di Atene con i Membri del Santo Sinodo




Tutto il creato si rallegri, poiché ecco che il Creatore che esiste prima di tutti i secoli nasce a Betlemme e appare bambino neonato”
(Canone proeortion, 23 Dic., ode 4)

Cari Padri e Fratelli, figli nel Signore che è nato,

Il nostro Signore Gesù Cristo è nato e la gioia irradia il mondo intero! Il Dio Verbo è sceso dal Cielo e si è fatto Uomo sulla terra, affinché si realizzasse l’unione e la comunione di «Dio con gli uomini»! Perché finché Egli fosse rimasto nell’altezza della Sua magnificenza «nei cieli» e noi nell’umiliazione della nostra caduta, «ci era impossibile partecipare alla Sua bontà e comunicare del Suo amore per gli uomini, e un abisso impraticabile ci separava da Lui», secondo le parole di San Gregorio il Teologo (Omelia 41,§12). Ma la Sua Bontà si rivelò e il Suo Amore per gli uomini prevalse.
Per questo un inno di vita, angelico e celeste, risuonò la notte della Nascita di Cristo a Betlemme di Giudea. I Santi Angeli circondavano la divina Mangiatoia come un Trono di Cherubini e «gridavano gloria a Dio nel più alto dei cieli» (Canone Proeortion, 23 Dic., ode 9). I canti di dossologia della Chiesa di Cristo sulla terra cercano di assomigliare a questa melodia angelica di una bellezza e di una dolcezza incomparabili ed inimitabili, per esprimere la gioia dei Suoi figli nell’occasione della magnificenza della Festa. Ma l’avvenimento festeggiato è così sublime e inesprimibile, che qualsiasi cosa noi uomini potremo offrire sarà poco.
Tuttavia è nostro dovere partecipare a questo banchetto celeste e terrestre, poiché, ecco, finalmente anche noi uomini abbiamo offerto un dono: «una Madre Vergine»! La Sovrana Deipara, la Madre Tutta Pura dell’Emmanuele nato sulla terra, è il Dono più prezioso e sublime, innanzi al Quale si inchinano la terra e il cielo, tutto il mondo terrestre e celeste!

* * *

Con la festa della Natività, tutto il creato è inondato di gioia e di esultanza. La tristezza e il pessimismo di questo mondo non sono in grado dunque di fare ombra a un così grande ottimismo della nostra Chiesa. Il Figlio e Verbo di Dio Padre, il nostro Signore e Dio Gesù Cristo, il nostro Creatore e Redentore, è entrato nella storia nello Spirito Santo unicamente per Amore, per salvarci dal virus malevolo del peccato, dall’amarezza e dal veleno del diavolo, dalle tenebre della corruzione e della morte.
Gli uomini di buona volontà fremono di gioia, e animati di una sacra venerazione, sono pieni di compunzione e di contrizione, cantando secondo la fede ortodossa «la ricchezza della teologia». Invece i malintenzionati, per quanto siano numerosi, soffrono nel freddo della loro incredulità, senza sapere dove sono diretti e dove andranno a finire. Si sforzano angosciosamente di dare valore alle nuove applicazioni e alle possibilità davvero sorprendenti offerte dalla tecnica, per affrontare «i nemici invisibili» che colpiscono ormai senza pietà l’umanità arrogante, dimostrandole la grandezza della sua debolezza. Eppure i tecnocrati e i materialisti, all’apogeo della loro illusione, sono convinti di potere da soli «rendere migliore», «rendere immortale» e «divinizzare» l’uomo irredento, rendendolo prigioniero in eterno della sua mancanza di libertà e della sua rinnegamento. E non capiscono, gli insensati, che in questo modo servono il cerchio della corruzione e della morte, e pure colui che si nasconde dietro di esso e che inganna «il mondo intero» (Ap. 12, 9).

* * *

Cari Fratelli in Cristo,
Non lasciamoci impaurire dagli scenari tenebrosi sul proseguimento della vita nelle nuove condizioni che si stanno formando. Non dimentichiamo che il sovrano della storia è il Vincitore eterno, Cristo nostro Salvatore, il Quale fu l’oggetto di una persecuzione spietata sin dalla Sua divina Nascita, a immagine della Sua Croce e della Sua Sepoltura; ma così, con l’Umiltà potente e vittoriosa della Sua estrema condiscendenza, Egli ha denudato i principi e le potestà delle tenebre e ha schernito i demoni sconfitti e coperti di vergogna, trascinandoli trionfalmente (cf. Col. 2, 15).
Per i Suoi fedeli, per quelli che rimarranno fino alla fine costanti assieme a Lui sopportando con pazienza le tentazioni e le prove per l’Amore del Suo santo Nome, il Signore ha preparato una corona incorruttibile e un Regno Eterno di una bellezza indescrivibile ed inimmaginabile!
Il Signore Stesso, la nostra sorgente di speranza vivente e di coraggio, è capace di mostrarci e di rivelarci una dia d’uscita a tutti i vicoli ciechi della nostra vita. Di solito quando le cose si fanno troppo difficili, siamo tormentati da pensieri e presentimenti neri. Ma è proprio allora che abbiamo il bisogno urgente di vivificare la nostra anima con il ricordo di tutti i benefici mandati dal Signore nella nostra vita in modo così vivace ed evidente, e che può dunque di nuovo mostrarci, se Glielo chiediamo e se Lo supplichiamo con fede: «E tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete» (Mt. 21, 22). La preghiera con pentimento e fede viva, presto o tardi, riceverà sicuramente una risposta.
La misericordia del Signore coprirà chi ha una speranza incrollabile nell’aiuto divino, e il flagello degli avvenimenti dolorosi tormenterà solo i peccatori che non si pentono: «Molti saranno i dolori dell’empio, ma la grazia circonda chi confida nel Signore» (Sal. 31, 10).
In qualunque direzione si osservi il panorama della fede, della storia e dell’esperienza della nostra Chiesa e dei nostri Santi, si vede la conferma meravigliosa, con prove evidenti, del fatto che «il Signore è vicino a quanti Lo invocano» (Sal. 144, 18). Solo, non cessiamo questa invocazione santa e salvifica che ci procura ogni benedizione, per essere liberati da qualsiasi sentimento di insicurezza e di timore per il presente e specialmente per il futuro. Ci basta rimanere assieme al nostro Salvatore nel Suo Corpo, la nostra santa Chiesa Ortodossa, qualsiasi cosa succeda e qualunque sia la situazione, perché ci sia accordato il Suo Regno Celeste. Amen!

Santa Natività 2020

Cristo è nato!
IL SANTO SINODO
L’Arcivescovo
† Kallinikos di Atene con i Membri del Santo Sinodo




mercoledì 6 gennaio 2021

Eglise Orthodoxe Française-TRADUZIONE NON UFFICIALE IN ITALIANO MESSAGE DE NOËL DE ÉVÊQUE +MARTIN

 Testo francese


« Allons jusqu’à Bethléem et voyons ce qui est arrivé et que le Seigneur nous a fait connaître » Luc 2, 15

« Aujourd’hui Dieu vient sur la terre et l’homme rentre dans les cieux »

 L’univers tressaille et danse. L’incarnation communique à la chair du monde le feu, la lumière, la joie qui rayonnent de la nature divine.

 Venez, amis, faisons retentir nos cantiques d’allégresse !

 Joyeux Noël à chacun et chacune et chaleureuses bénédictions.

 Évêque Martin


https://www.facebook.com/pageeof/photos/a.647533225350539/3162741340496369/


′ E avvenne che quando gli angeli se ne furono andati da loro verso il cielo, i pastori presero a dire tra loro: Passiamo fino a Betleem e vediamo questo che è avvenuto, e che il Signore ci ha fatto sapere. ′′ Luca 2, 15
′′ Oggi Dio viene sulla terra e l'uomo entra nei cieli ′′
L ' universo esulta di vita e danza. L ' incarnazione trasmette alla carne del mondo il fuoco, la luce, la gioia che si irradia dalla natura divina.
Venite amici, facciamo risentire i nostri cantici di esultanza!
Buon Natale a tutti e a tutte e calorose benedizioni.

Natale 2020 Messagio di Sua Grazia MARC primat de l’Église Orthodoxe Celtique TRADUZIONE NON UFFICIALE IN ITALIANO con riferimento al Testo Francese

 




il testo fracese ufficiale ed anche il  testo inglese ufficiale sono riscontrabili in

http://www.eoc-coc.org/accueil/accueil/


In Lui c'era la vita, e la vita era la Luce degli uomini. La luce brilla nell'oscurità, ma l'oscurità non l'ha accolta . (Jn 1:4-5)

Amati figli e figlie in Cristo nostro Salvatore,
La Luce brilla nell'oscurità, dice il Prologo al Vangelo di Giovanni. Cos'è questa oscurità se non l'oscurità che travolge il mondo e il cuore di tutti coloro che non conoscono Dio? Guardiamo attentamente l'icona del Presepe. La luminosa nascita del Dio Bambino si distingue in netta contrapposizione con lo sfondo cupo della grotta. Questa oscurità simboleggia la disperazione dell'umanità in un mondo rimasto smarrito e senza guida .
Al momento della persecuzione degli Ebrei in Egitto, Mosè vide la Luce rivelarsi agli uomini nel Roveto Ardente sul Monte Sinai. Commentando questa teofania, Sant'Ephrem disse: ′′ Questo roveto sulla vetta della montagna è il Figlio dell'Altissimo che è nato nel grembo della Vergine Maria e che ha illuminato il mondo alla e con la sua venuta."
Per il suo amore , Dio è sceso nelle profondità del cuore di ogni uomo per abitarvi e mettersi a disposizione di tutti coloro che vogliono riconoscere questa Luce. Lì, nella grotta oscura della nostra angoscia, debolezza e disperazione, ha deciso di venirci incontro assumendo la nostra carne e diventando come uno di noi sposando tutto ciò che è umano. Non siamo più - né mai saremo - soli, ′′ perché Dio è con noi," mentre cantiamo in un inno della Vigilia della Festa.
Come i Re Magi , e per propria visione intuitiva, molti cercatori di verità hanno percepito questa luce come una ′′ stella ′′ che ha guidato la loro ricerca, ma finora in maniera del tutto esteriore . E durante quella la notte in quella parte del cosmo , gli umili pastori incontrarono il Dio Bambino in un'esperienza intima, in una comunione autentica. Ecco perché, come dice il Vangelo, "E i pastori tornarono indietro, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato loro annunciato.." (Luca 2:20)
Questa è la vita che ci propone la Festa della Natività: capire e vedere quello che ci è stato annunciato! Spesso cerchiamo all'esterno ciò che è dentro. Nel silenzio di questa meravigliosa notte, ascoltiamo la voce degli angeli, e guardiamoci nel cuore dove si trova la Grotta del Presepe. Ancora nascosta, questa Luce deve rivelarsi per poter proclamare con il mondo: ′′ E la Parola si è fatta carne e ha posto la sua tenda è in mezzo a noi, e abbiamo visto la Sua gloria, la gloria come il Figlio unigenito del Padre, pieno di grazia e verità ." (Giovanni 1:14)
Possa la benedizione di Dio Sovrano concederci la grazia di superare la soglia della Grotta della Natività, di contemplare il nostro Salvatore e di seguirlo con la nostra vita nella sua vita!
Un gioioso e Santo Natale a tutti!

Marc - Primate della Chiesa celtica ortodossa

lunedì 4 gennaio 2021

Natale 2020 Messagio di Sua Grazia Gregorio Vescovo e Primate Eglise Orthodoxe des Gaules Testo Frances e traduzione NON UFFICIALE in Italiano







Bois-Aubry , le 18 décembre 2020

 Fils et Filles bienaimés,

 Préparant à votre intention les quelques mots que je vous adresse chaque année à l’occasion de la fête de la Nativité du Sauveur, je relis ces jours-ci quelques sermons des pères… « Comment, me dis-je, dans la situation inédite que nous vivons, les saints pères peuvent-ils nous enseigner, nous aider à supporter l’isolement, la solitude qu’on nous impose, à soulager nos angoisses, notre peur de la contagion,  de la maladie ? »

Au milieu de cette interrogation me reviennent à l’esprit plusieurs textes que je vous invite à méditer :
Le premier est extrait d’un sermon pour l’Avent et Noël de saint Bernard de Clairvaux à propos de « l’Etoile de la mer » , ou de celle des Mages  :

Ô vous qui flottez sur les eaux agitées de la vaste mer, et qui allez à la dérive plutôt que vous n’avancez au milieu des orages et des tempêtes, regardez cette étoile, fixez vos yeux sur elle…

Le second est de Maître Eckhart, méditant sur l’incarnation du Verbe :

Dieu est rendu fou par son amour à notre égard, exactement comme s'il avait oublié royaumes de ciel et de terre et toute sa béatitude, et toute sa déité, et n'avait rien affaire que seulement avec moi, pour me donner tout ce qui peut me consoler. Et il me le donne pleinement, et me le donne parfaitement, et me le donne le plus clairement, et le donne en tout temps, et le donne à toutes créatures.

Ces deux textes me conduisent à mieux considérer l’importance, l’énergie et la vérité des paroles de l’Ecriture, trop souvent affaiblies par la force de l’habitude, que nous chantons chaque année :

« Répandez, o cieux votre rosée et vous nuées, faites pleuvoir le juste…que la terre s’ouvre et que germe le salut… ».
« Ne craignez pas ! je vous annonce une grande joie pour le peuple tout entier : un sauveur vous est né aujourd’hui, qui est le Christ Seigneur … »
« Le Dieu d’avant les siècles pour nous s’est fait petit enfant… »

C’est à chacun de nous que ces paroles s’adressent !  Malgré deux mille ans de distance nous les contemporains d’Isaïe fils d’Amotz et des bergers de Bethleem...

Une fois encore, par cette situation exceptionnelle de la pandémie, le Seigneur nous invite à vivre ce paradoxe divin : isolons-nous pour mieux nous aimer les uns les autres, éloignons-nous pour mieux nous unir… à Lui ... et à notre prochain,  dans son corps mystique qui est l’Eglise.

A vous tous, que vous soyez assemblés autour de l’autel de Dieu, réunis en famille ou isolés dans vos maisons, je souhaite une sainte et joyeuse fête de Noël… et j’invoque sur vous tous la bénédiction de Dieu

le Père, le Verbe et l’Esprit-Saint.

+Grégoire

TRADUZIONE NON UFFICIALE  IN ITALIANO

Bois-Aubry, 18 dicembre 2020
Figli e figlie amate,
Preparando per voi le poche parole che vi rivolgo ogni anno in occasione della festa della Natività del Salvatore, sto rileggendo in questi giorni alcune prediche dei padri... ′′ Come, mi dico, nella situazione inedita che viviamo, i santi padri possono insegnarci, aiutarci a sopportare l'isolamento, la solitudine che ci viene imposto, ad alleviare le nostre ansie, la nostra paura del contagio, della malattia? ′′
Davanti a  queste domande  mi ritornano in mente diversi testi che vi invito a meditare:
Il primo è estratto da un sermone per l'Avvento e Natale di San Bernardo di Clairvaux su ′′ Stella del mare ′′ ovvero quella  dei Magi:
~ Voi che galleggiate sulle acque agitate del mare vasto, e andate alla deriva, piuttosto che andate in mezzo a temporali e tempeste, guardate questa stella, fissate gli occhi su di essa..."

Il secondo è del Maestro Eckhart, in meditazione  sull'incarnazione del Verbo:
Dio è impazzito a caua del suo amore nei nostri confronti, esattamente come se avesse dimenticato la sua regalità in cielo e in  terra e tutta la sua beatitudine, e tutta la sua divinità, e non avesse più niente da  fare  se non relazionarsi solo con me, per darmi tutto ciò che può consolarmi. E me lo dà pienamente, me lo dà perfettamente, e me lo dà  sempre di più in continua lucentezza , e lo dà in ogni momento, e lo dà a tutte le creature.
Questi due testi mi portano a considerare meglio l'importanza, l'energia e la verità delle parole della Scrittura, troppo spesso indebolite dalla forza dell'abitudine, che cantiamo ogni anno:
′′ Spandete, o cieli la vostra rugiada e voi nubi, fate scendere  il giusto   .. che la terra si apra e germogli la salvezza... ".
′′ Non temete Vi annuncio una grande gioia per tutto il popolo: oggi vi è nato un salvatore, che è Cristo Signore...
′′ Il Dio di prima dei secoli per noi si è fatto bambino ...
Queste parole si rivolgono a ciascuno di noi! Nonostante duemila anni di distanza noi restiamo  contemporanei di Isaia figlio di Amotz e dei pastori di Bethleem...
Ancora una volta, con questa situazione eccezionale della pandemia, il Signore ci invita a vivere questo paradosso divino: isoliamoci per amarci meglio l'un l'altro, allontaniamoci per unirci meglio... a Lui... e al nostro prossimo, nel suo corpo mistico che è la Chiesa.
A tutti voi, che siate riuniti intorno all'altare di Dio, riuniti in famiglia o isolati nelle vostre case, auguro una santa e buona festa di Natale... e invoco su tutti voi la benedizione di Dio

Padre, Il Figlio  e  lo Spirito Santo.
+ Grégoire